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Quando De Magistris per far cadere il Governo massacrò la Calabria. ACQUARO

Quando De Magistris per far cadere il Governo massacrò la Calabria. ACQUARO

ldm       di MASSIMO ACQUARO. Quando il polverone sarà passato e le macerie di una dissennata concupiscenza mediatica avranno sepolto la rabbia di

De Magistris dopo la condanna (in primo grado), ci saranno un sacco di cose da dire e su cui meditare.

Le parole dell'ex sindaco di Napoli sanciscono la fine di una stagione balorda, con i magistrati in tv, sui giornali, nelle piazze ad aizzare le folle, a creare processi paralleli in cui la gogna mediatica era l'unica pena per inchieste spesso svanite nel nulla.

In molti sono responsabili di quanto accaduto e non si può dimenticare che tra i giornalisti che hanno massacrato De Magistris in questi giorni ci sono anche quelli che lo avevano osannato solo pochi anni or sono portandolo di fatto prima al parlamento europeo e, poi, al posto di sindaco a Napoli.

Però resta una domanda, sarebbe potuto accadere tutto ciò in un posto che non fosse la Calabria? Altrove ci sono stati fenomeni analoghi, ma solo in Calabria a colpi di avvisi di garanzia e di perquisizioni si è decapitata una classe dirigente, sino a far cadere un governo nazionale.

C'è da chiedersi quanto le indagini di De Magistris abbiano favorito la scalata al potere di Scopelliti, quanto il discredito gettato su gli uomini di punta della giunta Loiero abbia spalancato le porte della regione alla Reggio da bere del cdx. Ed ancora quanta parte della sfiducia che, obiettivamente, circonda la politica calabrese sia il frutto delle tossine rilasciate e poi lasciate da De Magistris nella società calabrese.

Non si tratta di discutere delle certo modeste qualità della classe dirigente regionale, ma di capire quanto il fallimento di quelle inchieste abbia alimentato, per un verso, la percezione di un'impunità diffusa e, per altro, la ricorsa a cercare contatti, ammiccamenti e vicinanze con i magistrati proprio come rimedio al ciclone De Magistris.

È indubbio che, memore di quella vicenda, Scopelliti abbia tenuto una linea di appeasement, di ammiccamento e vicinanza con la magistratura, mettendo a disposizione risorse ingenti per organizzare manifestazioni, eventi, pubblicazioni e quant'altro è poi servito a spezzoni delle toghe interessati a questa operazione. In cambio, è vero, ne ha ricavato una condanna a sei anni e l’incandidabilità per Arena & co., segno che quel mondo è nel suo complesso difficile da imbrigliare.

Ecco la sortita di De Magistris di questi giorni ha spazzato via tutto questo modello, consegnando un certo modo di fare giustizia ad una fine tutto sommato ingloriosa. Mentre all'orizzonte si intravedono le nubi del progetto di Renzi che, con il pieno assenso del Quirinale e di quasi tutto il paese, si appresta a cambiare in radice la magistratura italiana, o comunque a provarci.