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PRIMARIE/UNO. CALLIPO: L’ambizione di Mario affonderà la Calabria. GIULIANI

PRIMARIE/UNO. CALLIPO: L’ambizione di Mario affonderà la Calabria. GIULIANI

cllp      di CAMILLO GIULIANI* - Qual è il suo bilancio della campagna elettorale?

«Ne ho due, uno personale e l'altro politico. Considero questa campagna una

straordinaria esperienza di crescita umana. Ho visto una Calabria orgogliosa, coraggiosa, piena di voglia di fare bene, che rifiuta la 'ndrangheta e vuole legalità a ogni livello, che non vuole arrendersi. Ho parlato con migliaia di persone che hanno migliaia di storie da raccontare, spesso con una cosa in comune: il muro di gomma di un potere ottuso, antico e arrogante contro il quale continuano a rimbalzare. Dal punto di vista politico, mi sono reso conto che ci sono tanti esponenti sinceramente interessati al rinnovamento della classe dirigente, a prescindere da età e area di provenienza. Apprezzo molto chi, nonostante una lunga militanza alle spalle, mette la propria preziosa esperienza al servizio di questo progetto».

Un pregio e un difetto dei suoi rivali?

«Oliverio mi sembra una brava persona. Almeno, lo credevo finché il coordinamento dei suoi Comitati, sul quale penso abbia influenza, non ha messo in moto la macchina del fango. Il suo più grande difetto è l'ambizione, che lo ha reso garante del vecchio sistema di potere che con lui si sente rassicurato. Il maggior pregio di Speranza è anche il suo maggior difetto: è un idealista, cosa che lo rende spesso distante dalla soluzione concreta dei problemi. Ma ammiro e condivido il suo netto rifiuto della mafia».

Chi avrebbe votato se non fosse stato candidato?

«Se non avessi a cuore "la ditta", come la definiscono i bersaniani, avrei votato per Speranza. Preferisco un idealista a chi rappresenta tutto ciò che vorrei cambiare, cioè il vecchio sistema. Dietro Oli-verio si muovono i responsabili dei fallimenti della sinistra in Calabria, come Nicola Adamo».

Le imputano inciuci a Vibo per la Provincia e intese coi Gentile: quanti voti portano accordi del genere?

«Non ho fatto inciuci, non ne farò ora e, soprattutto, non ne farò in futuro se dovessi vincere le primarie. Delle Provinciali non mi sono occupato neppure un minuto. A qualcuno sembrerà incredibile, perché i dinosauri interpretano la politica come mero esercizio di potere e non concepiscono il mio disinteresse verso queste dinamiche».

Quanto influiranno le Provinciali sulle primarie prima e sulle Regionali dopo?

«La differenza tra me e Oliverio è che io non ho favori da ricambiare, delle Provinciali non mi sono occupato. Detto questo, è sempre possibile che qualcuno, anche nel centrosinistra, si sia fatto castelli in aria per conto suo e sia convinto che appoggiandomi possa passare all'incasso dopo le primarie: avrà una brutta sorpresa».

Pizzo non ha approvato il bilancio, teme conseguenze?

«Non c'è nessun allarme scioglimento. Entro i 20 giorni di proroga previsti dalla legge, il bilancio sarà licenziato. Il ritardo rispetto al termine del 30 settembre - ordinatorio e non perentorio - nasce dalle difficoltà che in questa crisi scontano tutti. In più, Pizzo è tra i pochi Comuni in Calabria che ha aderito alla sperimentazione ministeriale che prevede la redazione di bilanci esclusivamente di cassa e non di competenza. Non usiamo entrate presunte per far quadrare i conti. Una rivoluzione rispetto a quello che accade altrove, dove basta gonfiare le previsioni di entrata (multe, tasse, trasferimenti statali attesi) per redigere bilanci in pareggio ma non veritieri».

Come vede un'alleanza tra Oliverio e Pippo Callipo?

«Con Pippo Callipo siamo parenti alla lontana. L'ho sempre stimato per i successi imprenditoriali, ma non condivido il suo modo di far politica a corrente alternata, che scatta puntualmente in occasione delle scadenze elettorali. Circa la sua intesa con Oliverio, mi chiedo come faccia, lui che ha sempre tuonato contro il sistema di potere calabrese, a ritrovarsi con chi a questo sistema garantisce la sopravvivenza».

Perché votare lei?

«I calabresi, dopo decenni di immobilismo, trasversalismi e clientele, possono scegliere il cambiamento. Non chiedo di votare per me, ma per l'idea di rinnovamento che soltanto una nuova classe dirigente, senza legami col passato, può attuare. Oliverio parla di cambiamento, ma in 40 anni è stato consigliere, assessore regionale, sindaco, parlamentare, presidente di Provincia e finanche componente del Consiglio d'Europa. Gli manca una casella per completare la collezione: la presidenza della Regione. Come ogni collezionista ossessionato dal suo hobby è pronto a pagare qualsiasi prezzo per il pezzo mancante. Solo che il prezzo lo vuol far pagare ai calabresi. Sull'altare della sua ambizione ha sacrificato l'unità del Pd impedendo una candidatura unitaria, convinto che niente e nessuno avrebbe ostacolato la sua marcia trionfale».

Tre punti chiave del suo programma?

«Parlerei di una priorità, seguita da tre cose da fare subito. La priorità è il rinnovo della classe dirigente, senza quello non si può cambiare nulla in Calabria. Nei primi 100 giorni servono un piano straordinario per il rilancio dell'economia e dell'occupazione, attraverso interventi di fiscalità agevolata per le imprese e incentivi per nuove assunzioni, sfruttando al massimo le risorse Ue; poi, un piano per la gestione dei rifiuti che risolva l'emergenza e renda obbligatoria la differenziata; infine, porre rimedio ai disastri nella sanità, assicurando servizi, salvaguardando gli ospedali ed evitando la chiusura di strutture d'eccellenza come la Fondazione Campanella. Mentre si fanno queste tre cose, si possono tagliare i costi della politica e gli stipendi di top manager e alti dirigenti».

*giornalista del Garantista della Calabria