Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Oliverio, la rottamazione di Callipo e il renzismo che non c'è. VARANO

L’ANALISI. Oliverio, la rottamazione di Callipo e il renzismo che non c'è. VARANO

rnz      di ALDO VARANO - Le primarie del Csx sono andate come dovevano andare. Mario Oliverio ha vinto così com’era scritto fin dall’inizio. I dati non lasciano dubbi. Vince e talvolta stravince in maniera

diffusa su tutta la Calabria.

Il perché della vittoria non è difficile da capire. Il “dinosauro”, com’è l’ha chiamato per tutta la campagna elettorale il suo competitor con una monotonia che ha malnascosto la debolezza del suo progetto politico, ha avuto fin dall’inizio una lucida strategia. Gli altri – a parte la coerente e dignitosa testimonianza di Gianni Speranza – si sono appollaiati sull’incertezza e il colpo di fortuna affidandosi alla creatività meridionale di Magorno a cui era stato assegnato il compito di disinnescare il “Vecchio”.

Insomma, c’è stata un’area minoritaria che sapeva dove andare e perché (anche durante la complicazione del caso Canale) e una maggioritaria schiacciata sull’improvvisazione. Oliverio vince quindi per i propri meriti ma anche grazie ad avversari incapaci di strategia impigliati com’erano tra fratture e contrapposizioni. Non a caso i renziani, nonostante fossero già state indette le primarie, hanno continuato a recitare quasi fino all’ultimo giorno la litania del “candidato di superamento”. In politica (e non solo) è andata sempre così: una minoranza determinata vince contro una maggioranza rissosa, confusa e pasticciona.

Oliverio, questa la sensazione, non solo ha avuto una strategia per le primarie ma sembra anche voler blindare la vittoria del Csx (che a stare ai sondaggi dovrebbe avere già in tasca) aprendosi a tutte le novità politiche (diciamo renziane?) che stanno maturando in questi giorni soprattutto col disfacimento del berlusconismo che apre grandi falle nel Cdx, specie in Calabria data la contingenza elettorale. L’idea di un Callipo disponibile a trattare coi pezzi in caduta libera del Cdx calabrese (vedi inciucio di Vibo e passerella di Locri) contrapposto a un Oliverio irrigidito e imbolsito in uno schema da sinistra antica è settaria, è una sciocchezza. Troppo navigato il dinosauro della Sila: vuole vincere mica testimoniare e su questo terreno, condizioni permettendo, sorprenderà tutti.

Certo, il voto di Cosenza andrà analizzato con attenzione ma il presunto e denunciato spendersi del Ncd e dell’Udc a favore di uno dei due candidati (Callipo) per bloccare Oliverio si è rivelato ciò che è sempre stato: una clamorosa sciocchezza. Non è mai facile mandare i propri elettori a votare per gli avversari se non i fedelissimi che si contano però a decine e mai a centinaia. Ma soprattutto il contesto suggerisce l’ipotesi che vi sia un’accelerazione nel Ncd e nell’Udc nella ricerca di una nuova collocazione che non sarà certo bloccata da (eventuali) odi o rancori pregressi e/o familiari (vedi dichiarazioni del sen D’Ascola).

La politica raramente riesce ad adeguarsi agli scenari che amano tracciare gli editorialisti e procede di solito con regole proprie e vincolanti. Del resto, carta canta: Oliverio rispondendo sul Garantista a una domanda tagliata e netta di Riccardo Tripepi che gli aveva chiesto se la sua giunta regionale avrebbe potuto comprendere anche Ncd e Udc, ha testualmente risposto: «Dopo le primarie, insieme ai gruppi dirigenti di tutte le forze di Csx, bisognerà rapidamente aprire una riflessione perché si possano disegnare i contorni per una coalizione ampia e robusta, ma con una proposta politica netta e senza nebbie». Traduzione: “Io non escludo un bel niente”.

E il rinnovamento? La Calabria è fin qui rimasta estranea all’ondata renziana. Quel terreno, in questa regione, risulta occupato da un gruppo di abusivi che se ne sono impadroniti pur continuando a tenersi le proprie abitazioni. Anche durante le primarie è andata così. Non è vero che lo scontro s’è svolto su questo punto. Callipo è stato è stato un lottatore lanciato nell’arena da uno dei gruppi in cui il Pd continua a essere spaccato. Si è ben guardato però dal cavalcare con la nettezza e la determinazione che la rendono veramente credibile la strategia renziana. Nessuno ha chiesto giunte under 30, la non ricandidatura degli uscenti né sono state proposte altre (salutari) provocazioni alla Matteo. Forse in futuro arriverà un renziano vero ma fin qui non s’è visto. E’ un problema con cui Oliverio dovrà fare i conti. Certo, per ora il punto decisivo a cui subordinare tutti gli altri - per Oliverio, il Pd e il Csx - è quello di vincere e di vincere bene lo scontro per conquistare la Regione. E’ la logica elementare della politica (che si contrappone alla testimonianza) che privilegia, prima di tutto e costi quel che costi, questo obiettivo. Ma rinnovamento, vere e proprie rotture di ceto politico, destabilizzazione dei santuari del potere, sono le condizioni indispensabili per costruire futuro. Ed è su questo, alla fine, che il “dinosauro” vincerà o perderà veramente. Su questo alla fine verrà giudicato dai calabresi.