Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Calabria, Il Cdx e la sindrome dell’ultimo giro

L’ANALISI. Calabria, Il Cdx e la sindrome dell’ultimo giro

Fi in Calabria   di ALDO VARANO -

UNO. Se ci si limita a guardare la Calabria Fi appare un branco impazzito in cui tutti sono contro tutti. Quelli che stanno insieme pensano solo a far fuori quelli rimasti accanto. E’ così a Catanzaro, Cosenza e Reggio. Così tra i pezzi regionali di opposizione. Tra donne che sembravano due corpi e un’anima come Wanda e Jole. Tra Scopelliti e chi gli deve carriera e benessere. Tra senatori e deputati, eletti e/o in lista d’attesa. Tutto si compone e scompone come un in caleidoscopio inacidito e vorticoso.

Se invece dalla Calabria si allunga lo sguardo all’insieme dei processi che investono il sistema politico italiano il quadro diventa chiaro e ogni mossa, che sembra ispirarsi a una lotta furiosa nel branco, acquista senso e significato.

DUE. La signora Santelli aveva tragicamente ragione quando nei giorni scorsi aveva avvertito i calabresi: “Creare una corrente significa mettere in discussione l’impianto di un partito leaderistico” per poi aggiungere: “Fi è un partito anomalo … riconosce un solo capo, B” lanciando un messaggio inequivoco: B, è tutto; i suoi boiardi, niente.

Messaggio tragico perché B – la Santelli non lo ammetterà mai - non c’è più. E’ politicamente finito. Di lui, impaccio perfino per Salvini preoccupato che gli faccia perdere voti, gli analisti dei grandi giornali, negli ultimi giorni, hanno usato le parole: disfacimento, scomposizione, sfarinamento, sgretolamento. Perfino Travaglio non lo fila più. Mentre Grillo ha smesso di chiamarlo “psiconano”.

C’è stato un ritardo nella presa d’atto di quel che è accaduto. Impauriti di dover passare dai primi piani di Dudù al racconto della situazione reale, gli analisti hanno tenuto artificiosamente in piedi un corpo morto, svuotato dalle elezioni politiche che nel 2013 avevano irreversibilmente sconfitto B: nessuno può risorgere dopo aver guidato una coalizione che ha perduto circa otto milioni di voti.

TRE. Che c’entra con la Calabria? C’entra c’entra perché il Cdx calabrese, come nel resto d’Italia, s’è nutrito della speranza della resurrezione. Ha perso tempo e ora reagisce con la paura di chi è inseguito nel vicolo cieco. E qui inizia il ballo. Scopelliti raduna i superstiti fedelissimi non si sa (lui non sa) per andar dove. Aspetta e spera. La Ferro che è vice coordinatore calabrese di Fi annuncia un nuovo soggetto politico (?) per riaggregare il Cdx mentre difende i consiglieri regionali che attaccano i consiglieri ufficiali di Fi accusati di essere ombre politiche inesistenti.

Dietro c’è l’Italicum. In Calabria pare certo che ci saranno tre collegi. Se B afferra un seggio per collegio è grasso che cola. Gli eletti saranno i capilista che verranno scelti tra i fedelissimi perché non tradiscano subito dopo. Possono salvarsi in tre. I silenzi e il guardarsi in cagnesco dentro il cdx calabrese è tutto qui. Finita per sempre una fase storica c’è chi spera almeno in un altro giro. Anche per gli eserciti in ritirata c’è sempre stata una possibilità di bottino. I processi storici sono vischiosi. B in Calabria sceglierà i tre capilista: solo loro faranno un altro giro. A Cosenza numero uno sarà la Santelli o Occhiuto? Occhiuto attacca il blocco del capolista. Sa che finirebbe dietro la fedelissima Santelli, lui che ritiene di avere più preferenze di lei, con speranza di rielezione vicina a zero. Di tutti gli altri aspiranti cosentini, neanche parlarne. A Catanzaro, situazione più mossa. La Ferro ha una strategia intelligente e si tiene da due rami: punta alla Regione ma se la cosa salta vuole afferrare il posto di capolista di Fi. Si tiene stretta a Tallini e Abramo che hanno interesse a promuoverla (come comunque sarebbe giusto) in Consiglio togliendosela dai piedi come capolista alla Camera. Galati pare fuori: troppo amore per Fitto, B non lo perdonerà né, questa volta, Maroni potrà spendere buone parole per lui con l’ex Cavaliere. A Reggio già la Scopelliti (Rosanna) è caput: ammesso scatti il seggio ad Alfano senza i voti di Scopelliti (Giuseppe) difficile possa piallare D’Ascola. E Raffa, Foti, Fedele, Biasi? E Nicolò? Tutti a casa e tutti difficilmente riciclabili da un’altra parte.

QUATTRO. Si è chiuso un ciclo storico, non come dopo la fine della cd prima repubblica, ma come dopo la prima e la seconda guerra mondiale. I voti moderati non sono spariti: continuano ad esistere, anche in Calabria. Ma nessuno degli attuali protagonisti pare in grado di (ri)assemblare il Cdx che (probabilmente) tornerà a essere uno dei protagonisti della storia italiana (e calabrese) solo con altre strategie da quelle fin qui conosciute; e altri personaggi. Quelli di ora non ci saranno. E’ così in Italia ed è così in Calabria. Tutte le donne e gli uomini attuali del Cdx vorrebbero che sparissero tutti gli altri competitor per aggrapparsi alle poche scialuppe che restano. Una condizione incompatibile col rilancio che arriverà solo quando vi saranno alternative (donne e uomini) radicalmente nuovi con strategie culturali e ideali diverse.