Direttore: Aldo Varano    

Il porto di Gioia e la lezione ‘Mericana

Il porto di Gioia e la lezione ‘Mericana

il porto   di ALDO VARANO -

Fa bene il Governatore della Calabria a gioire per l’arrivo dei ‘mericani (copyright, Gianni Amelio) a Gioia Tauro. E’ un successo. E fa ancor meglio quando avverte che la fabbrica di auto va considerata solo il primo tassello di un processo di industrializzazione che deve investire il territorio.

Il lunedì cominciato a Bari e conclusosi a Catanzaro per raccontare l’investimento Usa di 120 milioni è infatti pieno di buone notizie e insegnamenti preziosi.

Sono, intanto, circa 800 i posti di lavoro che verranno creati a regime, indotto a parte. Inoltre, è la prima volta che viene contraddetta la contrazione del lavoro in Calabria in un settore decisivo per lo sviluppo. Ancora (Oliverio ha messo le mani avanti fin da Bari): gli investitori sono stati monitorati da Invitalia, cioè una struttura del governo, e, quindi, non ci dovrebbe essere il vecchio “prendo il malloppo e scappo”, come quando ci rifilavano l’antiquariato industriale in cambio di (rubando) quattrini freschi. Sono investitori solidi. Infine, si tratta di una produzione innovativa, auto costruite grazie a ricerche scientifiche che hanno prodotto materiali nuovi (il circuito che guarda al futuro). Insomma, l’entusiasmo di Oliverio è pienamente giustificato. Un bell’investimento, bei posti di lavoro, garanzie più che dignitose. Un lavoro fatto bene.

Ma serve anche qualche riflessione. Magari per spazzare pregiudizi e luoghi comuni molto radicati. L’investimento è a cavallo tra Puglia e Calabria, tra Modugno (Ba) e Gioia (Rc). In Puglia, il 40% del totale; in Calabria, il 60. Quindi, gli americani non hanno paura di investire nel cuore dei territori della ‘ndrangheta (terra dei Piromalli e di don Mico Oppedisano) e questo suggerisce l’ipotesi che in Calabria la carenza di investimenti privati, contrariamente a quanto viene sostenuto, dipenda più che dalla ‘ndrangheta da Ciucci (l’A3 e la 106, entrambi Anas). E’ l’accessibilità, cioè le difficoltà e i costi per entrare e uscire dalla Calabria, dovuti a carenze infrastrutturali gigantesche che ci penalizza. Questo, insieme (forse, soprattutto) a un ceto politico e corporazioni che in passato hanno guardato agli investimenti come a un affare (privato) su cui lucrare in proprio o a vantaggio di amici (riconoscenti).

Ma se così stanno le cose, perché dalla ‘Merica privilegiano Gioia invece di Modugno?

La risposta la conoscono tutti ma è utile ripeterla: la sola (e sufficiente) ragione è che a Gioia Tauro c’è uno dei porti più moderni e affidabili del mondo (gli americani lo hanno verificato anche col trasbordo delle armi chimiche) e da lì, senza strade e autostrade, e senza treni, le macchine potranno a prezzi stracciati arrivare in tutto il mondo. A Modugno faranno le scocche e le carrozzerie; a Gioia l’assemblamento e la logistica. A Gioia le auto potranno salire, dopo qualche centinaio di metri, con le proprie ruote su navi gigantesche, caricate sui container. Pochi sanno che navi e container hanno abbattuto i costi di trasporto tra il 94 e il 98 % è sono all’origine della rivoluzione che ha unificato il mercato mondiale erodendo la dimensione spaziale delle merci (produrre accanto al mercato o 20mila chilometri più in là è (quasi) la stessa cosa.

L’ultima considerazione è che a Gioia c’è (ora, nel momento giusto) una struttura che messa a regime, con le leggi giuste e le mosse giuste (treni, zona industriale, zes), farebbe impallidire gli investimenti (preziosi) come quello americano creando un flusso di ricchezza tale da cambiare in modo epocale la storia della Calabria e del Mezzogiorno.

Non pare vi sia ancora questa consapevolezza piena se la discussione che più appassiona la Calabria è stabilire (ne ha scritto anche Leone Pangallo) se questa o quella nomina nel porto è stato o no uno sgarbo personale a quello o quell’altro. Bene ha fatto Oliverio a non farsi trascinare (nonostante lo tirino dalla giacca) in queste pastoie. Ma ancora non basta. Stretta è la porta e angusta la via che porta (potrebbe portare) con fatica alla salvezza della Calabria. La legge che riforma la portualità italiana (dopo un quarto di secolo in cui pressioni contrapposte l’hanno bloccata) è in dirittura d’arrivo e lì si giocherà, anche per Gioia e la Calabria, una partita decisiva. Se ne sta tenendo conto?