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IL RETROSCENA. Il voto e la fine della luna di miele per Oliverio

IL RETROSCENA. Il voto e la fine della luna di miele per Oliverio

lndm   di RICCARDO TRIPEPI -

Sono, ovviamente, tutti vincitori al termine delle elezioni, come italica tradizione vuole. Il Pd perché vince 5 a 2 le sfide regionali e moltissimi Comuni. Il centrodestra perché evita la debacle annunciata e conquista la Liguria. A livello locale lo schema è analogo. Il segretario regionale dei democrat Ernesto Magorno parla di un «dato elettorale che dice ancora una volta che se non si cammina uniti non si vince e che il Pd ha avuto il consenso degli elettori laddove ha fatto prevalere proprio le ragioni dell’unità». Da contraltare le valutazioni dei big di centrodestra che con le vittorie di Vibo e il vantaggio ottenuto a Lamezia, Gioia Tauro e altri centri parla di un “bruttissimo segnale per Mario Oliverio”.

Nella selva di commenti trionfanti, però, alcuni dati sembrano piuttosto oggettivi. Il Pd, a livello nazionale, tiene tanto che adesso governa 16 Regioni su 20. Roba che appena qualche anno fa sembrava fantascienza. Eppure il premier Renzi e la sua creatura politica non danno l’impressione di forza manifestata alle ultime europee dove si è sfiorato il 40%. Evidentemente il premier è stato logorato dalle modalità con le quali ha affrontato alcune emergenze sociali, dalla riforma della scuola al dramma occupazionale. Il risultato della Liguria, per di più, descrive con grande precisione come la gestione autoritaria del partito non abbia portato i risultati sperati. Anzi proprio dalla Liguria, e dai risultati risicati dell’Umbria, prende ancora più forza la minoranza dem che, di certo, chiederà una verifica e non potrà più essere trattata a pesci in faccia. Le parole dei parlamentari “calabresi” di minoranza D’Attorre e Stumpo non lasciano dubbi in merito. «Bisogna pensare a un maggiore coinvolgimento degli "iscritti ed elettori" per legittimare il programma di governo», dice il primo. Mentre Stumpo ricorda «che dopo l'errore clamoroso compiuto sulla scuola, il Pd non sfonda al centro e soffre a sinistra: dunque va ripensato l'intero modello».

Una dinamica nazionale che avrà i suoi effetti in Calabria, regione in cui la minoranza Pd è molto forte, tanto da esprimere il governatore. Oliverio e i suoi, insomma, potrebbero avvantaggiarsi dagli aggiustamenti interni agli equilibri democrat e provare a recuperare il terreno perduto nei rapporti con Roma. Il premier, negli ultimi mesi, aveva più volte “schiaffeggiato” Mario e i suoi, con il commissariamento della sanità e le penalizzazioni su gestione dei fondi comunitari, Autorità portuale di Gioia e tutta un’altra serie di infiniti sgarbi. Con i renziani ridimensionati, Oliverio potrebbe riuscire a farsi sentire di più e “liberarsi” le mani anche in vista del completamento della giunta che è ormai imminente.

Il governatore, e con lui Ernesto Magorno, farebbero però un errore a non guardare anche il bicchiere mezzo vuoto. Le sconfitte a Vibo, Lamezia, Gioia Tauro e Villa San Giovanni sono inevitabilmente dei preoccupanti campanelli d’allarme. Soprattutto a Lamezia il Pd è riuscito a “commissariarsi” alla vigilia delle primarie e poi a perderle. Il candidato sindaco Tommaso Sonni non è un democrat. La campagna elettorale è partita a rilento, non ha visto i big coinvolti, è ha segnato un pericolo distacco con il candidato del centrodestra Paolo Mascaro. E c’è da dire che il centrodestra avrebbe vinto al primo turno, così come ha fatto a Vibo, se non si fosse diviso e presentato l’altra candidatura di Ruberto voluta da Fratelli d’Italia.

Dopo sei mesi di campagna elettorale, insomma, sembra essersi interrotta la luna di miele con i calabresi. Niente di preoccupante o che possa minare l’equilibrio del governo regionale, ma abbastanza per iniziare a valutare se non sia il caso di cambiare passo e fornire più risposte e in tempi decisamente più rapidi ai calabresi, magari anche a quelli che abitano più lontano da Cosenza.

Il centrodestra fa bene a rallegrarsi per il risultato venuto fuori dalle urne, sia a livello nazionale che regionale. Ma è allegria da mancata implosione e non certo da vittoria. Per ritornare ad essere forza di governo, in Italia come in Calabria, serve ben altro. Innanzitutto non è l’affermazione di Toti in Liguria a cancellare i problemi di Forza Italia che, alle regionali, supera il 10% solo in Campania, Puglia e Liguria. E’ la Lega di Salvini a sfondare diventando di fatto il primo partito della coalizione. Elemento che sicuramente non renderà tranquilli i sonni del Cavaliere. L’elemento positivo è che il “listone di centrodestra” di cui Berlusconi parla da qualche mese sembra essere l’unica ricetta per tornare a vincere le elezioni. Una coalizione che tiene dentro tutte le forze moderate (dalla Lega a Ncd) sembra in grado di dare filo da torcere al Pd di Matteo Renzi. E, anche in Calabria, il centrodestra unito riesce a togliersi buone soddisfazione (Lamezia e Vibo su tutti). In questa dinamica sembra destinato a dovere dare una svolta al proprio futuro il partito di Angelino Alfano e dei fratelli Gentile. Immaginare di proseguire a stare al governo con Renzi e di strizzare l’occhio ad Oliverio in Calabria, non sembra il miglior viatico per riaprire il dialogo con le altre forze di centrodestra. E se Alfano sta pensando ad un exit strategy dal governo Renzi, in Calabria il riavvio di un dialogo costruttivo tra Fi e Ncd (Santelli-Gentile) sembra ancora più complicato, fuoriuscendo dalle dinamiche di elezioni amministrative di centri medio-piccoli.