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SCOPELLITI al Mattino: Io, sospeso dal ministro calabrese Lanzetta in 24 ore

SCOPELLITI al Mattino: Io, sospeso dal ministro calabrese Lanzetta in 24 ore

Scopelliti04   NOSTRO SERVIZIO -

L’ex Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, con un’ampia intervista al Mattino di Napoli (siglata g.d.f.), interviene sul caso De Luca ripercorrendo la propria esperienza di Governatore sospeso dal Governo di Roma dopo la condanna per abuso d’ufficio per fatti compiuti nella sua attività di sindaco di Reggio. Al giornalista che gli chiede del carattere “fulmineo” della sua sospensione, ricordata dal procuratore di Salerno, Scopelliti risponde:

«Dice bene, il procuratore. In sole 24 ore, dopo la comunicazione della Prefettura, Maria Carmela Lanzetta, ministro calabrese agli Affari regionali, firmò il provvedimento inviandolo subito al ministro dell'Interno».

Poi cosa successe?

«Mi risulta che ci furono sollecitazioni quotidiane, per accelerare l'iter della mia sospensione».

Quanto tempo passò fino al decreto firmato dal premier Renzi?

«Il decreto fu firmato il 30 aprile, dalla trasmissione della sentenza passarono solo 25 giorni. E confermo un'altra questione ricordata dal procuratore di Salerno».

Quale?

«La retroattività della mia sospensione. L'efficacia, basta andarsi a leggere il decreto Renzi sulla Gazzetta ufficiale del 23 maggio 2014, viene riportata alla data della sentenza. Quindi, retroattiva. Molti miei consulenti e collaboratori mi consigliarono, dopo la sentenza, di evitare di firmare atti regionali».

Perché?

«Il rischio era che venissero dichiarati nulli. Non partecipai a decisioni di giunta in quel periodo ed evitai anche di sostituire il mio vice presidente, lasciando tutta la situazione già esistente».

Ci furono conseguenze anche sul suo incarico di commissario straordinario alla sanità calabrese?

«Quella era una nomina diretta, ricevuta dalla presidenza del Consiglio. Nessuno mi contestò gli atti firmati fino a quando non toccai interessi politici con la nomina di un manager. Solo allora un dirigente ministeriale sostenne che i miei atti da commissario erano nulli per effetto della sospensione».

Pensa che la retroattività possa avere effetto sulla gestione amministrativa della Regione Campania?

«Difficile non pensarlo, guardando la mia esperienza e il decreto Renzi di allora. Se la sospensione si fa ricorrere alla data della sentenza, per ipotesi ogni atto firmato da De Luca alla Regione dovrebbe essere dichiarato nullo».

Anche l'eventuale nomina di un vice?

«Non sono un giurista, ma si potrebbe ipotizzarlo. Ho visto l'arrampicarsi sugli specchi di Patroni Griffi che, nel governo Monti, fu tra i ministri che parteciparono alla stesura della legge Severino».

Crede di aver ricevuto un trattamento particolare rispetto ad altri?

«Non voglio ripercorrere la mia vicenda processuale, su cui tanto ci sarebbe da dire. Anche nel mio caso si tratta di un incarico assegnato ad un dirigente. Di certo, feci fare uno studio sui tempi di sospensione e i miei furono davvero particolari».

Perché si dimise?

«Fu una scelta politica. Prima che la sospensione concludesse il suo iter con la notifica, depositai le mie dimissioni alla segreteria del Consiglio regionale. L'assemblea per la ratifica si riunì solo dopo l'arrivo della notifica del decreto di sospensione. Le dimissioni, però, non potevano non essere ratificate».

L'effetto immediato fu lo scioglimento del Consiglio?

«Sì, lo prevede la legge. Si andò alle elezioni concordate a novembre. Ma io, in questa storia, rispetto a De Luca fui penalizzato. I tempi erano stretti, non mi ricandidai proprio per evitare di dover essere sottoposto ad una nuova sospensione in caso di elezione».

Cosa pensa della legge Severino?

«Lo dissi un anno prima della mia sospensione. E’ una vergogna e andrebbe cambiata. Certo, ora una riforma si attirerebbe tanti sospetti di legge ad personam». g.d.f.