Direttore: Aldo Varano    

Per far crescere l’Italia e l’Europa si guardi a Sud e Mediterraneo

Per far crescere l’Italia e l’Europa si guardi a Sud e Mediterraneo

mediterraneo   di MARIO OLIVERIO*

– (rep) In questi ultimi anni il Mezzogiorno è totalmente scomparso dalla scena nazionale. I riflettori si sono spenti e questa parte del Paese è letteralmente scomparsa dall’agenda politica nazionale.

Spesso l’inadeguatezza della classe dirigente meridionale è stata utilizzata per rapinare e marginalizzare il Mezzogiorno e per dislocare le risorse destinate al Sud e rimaste inutilizzate in altre aree del Paese.

E’ mancato e continua a mancare il dialogo.

Nell’assenza di dialogo tra Sud e resto del Paese c’è un problema che presenta due facce. La prima riguarda la necessità di far ripartire il Paese e anche l’Europa. Ciò non avviene se Il Mezzogiorno non cresce e se non si guarda ai paesi della riva sud del Mediterraneo, se l’Europa non assume in tal senso una iniziativa forte e costante. Non è più possibile continuare a dividerci sui mille immigrati in più o in meno da accogliere, mentre i paesi forti del mondo come Stati Uniti, Cina, Brasile, Giappone continuano ad investire in questa realtà. L’Europa, se vuole svolgere un ruolo ed interloquire con i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo deve assumere una iniziativa di dialogo, di relazioni e di investimenti che le dia la forza di interloquire con maggiore autorevolezza con questi paesi e la metta nelle condizioni di bloccare i flussi provenienti da quelle aree.

La seconda faccia della medaglia riguarda noi stessi, la capacità di essere credibili e, quindi, di avere “le carte in regola” per diventare interlocutori affidabili a livello nazionale ed europeo. Per far questo occorre lavorare per costruire condizioni diverse di governance per utilizzare le risorse su obiettivi di crescita.

Noi abbiamo assunto la responsabilità di governare questa regione da circa sei mesi. La condizione che abbiamo trovato è drammatica. Siamo con gli stivali nel fango.

Nel corso di questi anni ingenti risorse comunitarie sono rimaste inutilizzate a causa di una burocrazia asfissiante, della farraginosità delle procedure e della stessa impostazione della struttura istituzionale. Bisogna rimuovere questi ostacoli, riformando le procedure e riorganizzando la macchina regionale. La più grande opera di cambiamento che oggi si può fare in Calabria è quella di spogliare la Regione da una gestione che è diventata un verminaio, prevedendo maggiori forme di automatismo per le imprese.

Mai più ci dovranno essere sportelli in cui si distribuiscono decreti. Questo è il nostro obiettivo. L’ultima vicenda dei servizi sociali e assistenziali è emblematica. A parte una quota delle risorse destinate al Fondo Sociale Europeo che è stata distorta, delle risorse allocate in bilancio per i servizi sociali una quota di quattro milioni e mezzo è stata utilizzata attraverso voucher destinati a strutture non accreditate e sette milioni e ottocento mila euro sono stati destinati a “Calabria Etica” con la stessa impostazione.

Praticamente sono fioriti gli accreditamenti privi di coperture finanziarie che hanno generato l’apertura di contenziosi che ammontano, fino ad oggi, a circa 98 milioni di euro. Un contenzioso abnorme, che è figlio dell’assenza totale di regole. Questa è la Regione che abbiamo trovato e sfidiamo chi la pensa diversamente a confutare quanto siamo pronti a dimostrare con cifre, atti e fatti alla mano”.

Evidenzio questa situazione per dire che per mettersi con le carte in regola bisogna avviare un’opera di bonifica e, nello stesso tempo, utilizzare le risorse in direzione della crescita e dello sviluppo. Noi non abbiamo la possibilità di agire in due tempi, operando prima la bonifica e poi pensando alla crescita della nostra terra. Non possiamo permettercelo! Dobbiamo lavorare su un doppio binario e, questo, comporta maggiore fatica, più riflessione ed intervento di merito. E’ uno sforzo immane che ha bisogno del concorso di tutti.

Ecco perché ho salutato positivamente il patto per la Calabria tra le forze sociali di questa terra. Quel patto è una premessa fondamentale per affrontare una condizione difficile come la nostra. Ce la possiamo fare solo se il nostro lavoro diventa espressione di un fronte largo di energie ed ognuno assume le proprie responsabilità per costruire una prospettiva diversa e migliore per questa regione.

Sulla situazione della Calabria e sul Mezzogiorno vanno al più presto riaccesi i riflettori a livello nazionale per riaprire un dialogo rimasto interrotto per troppo tempo. A tal proposito vi diamo appuntamento alla ripresa, subito dopo l’estate, ad un grande incontro nazionale che organizzeremo in Calabria ed a cui inviteremo tutte le forze sane e vive del Paese, oltre alle altre regioni, per presentare il nostro progetto per la crescita, su cui chiederemo l’aiuto e il sostegno di tutte le forze sociali e culturali del Paese e allo stesso Governo nazionale.

*governatore della Calabria. Intervento svolto a Lamezia ad un’iniziativa della Cisl calabrese