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L’ANALISI. La posta in gioco dietro lo scontro tra Oliverio e Scura

L’ANALISI. La posta in gioco dietro lo scontro tra Oliverio e Scura

Oliverio e Scura   di RICCARDO TRIPEPI

- L’ultimo schiaffo del governo Renzi a Mario Oliverio è di quelli che fanno male. Il Consiglio dei ministri ha impugnato il collegato al Bilancio della Regione Calabria nella parte relativa al blocco delle procedure di accreditamento di nuove strutture private socio-sanitarie. Le disposizioni del collegato relative alla materia sarebbero infatti incompatibili rispetto con l’attuazione del piano di rientro dal debito sanità e invaderebbero le competenze specifiche del Comissario ad acta Massimo Scura.

Del resto dietro l’iniziativa dell’esecutivo nazionale c’è evidentemente la zampata dell’ingegnere chiamato a reggere le sorti della sanità calabrese che, proprio nelle settimane precedenti la clamorosa decisione, aveva scritto ai Ministeri competenti illustrando con dovizia di particolari le anomalie contenute all’interno del collegato al bilancio, approvato dal Consiglio regionale su input della giunta di Mario Oliverio.

Tra i due, Oliverio e Scura, non c’è mai stato feeling. Fin dall’insediamento del secondo, Mario ha avuto l’atteggiamento di chi si trova costretto a subire un sopruso romano e a dover rintuzzare le iniziative di un ospite indesiderato e invadente. Oliverio era certo di dover essere lui a gestire la sanità calabrese, così come aveva fatto il suo predecessore Giuseppe Scopelliti e come gli era stato garantito dal partito e dal governo.

Eppure sul finire dell’anno scorso sempre l’esecutivo Renzi, approvando la legge di stabilità, partoriva una norma che ha reso incompatibile la carica di presidente della giunta regionale e di commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario. Una norma alla quale Oliverio e i suoi hanno cercato di aggirare fornendo a Roma pareri e osservazioni e lavorando attraverso i propri canali diplomatici.

Anche in questo caso lo “stai sereno” dei renziani e del premier aveva ingenerato nelle truppe oliveriane l’idea alla fine ci sarebbe stato il premio per il presidente della giunta. Ed invece, anche in questa occasione, Renzi è andato dritto per la sua strada e ha indicato e imposto Scura che, fin dal primo istante, obbedisce agli ordini di scuderia e sta rendendo la vita di Oliverio assai complicata.

A Roma il bersaniano calabrese che vuol fare tutto da solo, evidentemente, non lo sopportano più. L’affronto sulla questione dell’accreditamento delle cliniche private è solo l’ultimo della serie. Come dimenticare il caos scatenato dalla decisione di Mario di scegliere De Gaetano come assessore nonostante le perplessità del partito? Come non ricordare la dura presa di posizione di Graziano Delrio, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il successivo gran rifiuto ad entrare nell’esecutivo calabrese di Maria Carmela Lanzetta? Delrio ha poi colpito più volte la Calabria da quel momento. Prima con una visita a Gioia Tauro senza invitare né il governatore, né alcun componente della sua giunta; poi con il pugno di ferro agitato sulla gestione dei fondi comunitari.

Delrio diventato nel frattempo ministro alle Infrastrutture è arrivato a Reggio Calabria, insieme alla commissaria europea Cretu, per fare il punto sulla situazione e non ha perso momento dell’incontro per sottolineare i ritardi nella spesa e la circostanze che al 31 dicembre non ci sarebbero state proroghe per utilizzare i fondi non spesi. Rimanendo a lui la gestione della “Coesione” con le Regioni, non è lontano dalla realtà affermare che anche sulla gestione della spesa comunitaria la nostra Regione sta subendo una sorta di commissariamento, seppure “soft”.

L’ultimo strappo tra Roma e la Calabria avviene per di più in un momento politicamente assai delicato per i democrat nostrani. Innanzitutto ci si trova subito dopo una sconfitta elettorale alle amministrative che non era preventivabile appena qualche mese fa. Perse Vibo, Lamezia e Gioia si comincia a pensare, a più livelli, che l’azione di governo di Oliverio non abbia poi fatto chissà quali sfracelli in Regione. Dato corroborato anche dalle difficoltà che Oliverio sta incontrando nel completare la sua squadra di governo, ferma a soli tre elementi su quattro, ormai da sei lunghi mesi. Con lo spettro del referendum sulla riforma dello Statuto che il centrodestra continua ad agitare per mettere sempre più in difficoltà il centrosinistra, incaponitosi in una riforma statutaria che vuole dare ancora maggiori poteri al governatore e svilire ulteriormente il ruolo del Consiglio.

Come se ciò non bastasse, Oliverio continua ad avere difficoltà sui nomi dei futuri assessori. La sua ferma opposizione ad alcune scelte della corrente renziana, specie di quella reggina, alimenta il malumore interno al partito che si riversa sui tavoli romani soprattutto lungo i canali che fanno capo a Demetrio Battaglia e Marco Minniti.

Il risultato è quello di un isolamento del governatore che sembra assai simile a quello della scorsa estate alla vigilia delle primarie. All’epoca Oliverio seppe venire fuori dalle secche alla grande imponendole al partito e facendo breccia anche nella corrente renziana calabrese. Saprà ripetersi adesso? Le decisioni sul completamento della giunta saranno assai indicative per capire in che acque Oliverio chiamerà a navigare la Regione e il suo stesso partito nel prossimo futuro.