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LA NOTA. Gentile, D’Ascola, Bilardi e il Partito della nazione

LA NOTA. Gentile, D’Ascola, Bilardi e il Partito della nazione

aldage    di RICCARDO TRIPEPI -

L’universo del centrodestra è in pieno fermento. I movimenti nascono come funghi e quelli di Raffaele Fitto e Denis Verdini sono già realtà, così come i guai di Fi che ha perso lo slancio legato al carisma di Silvio Berlusconi. Dinamiche che hanno innescato meccanismi a catena e impoverito il partito di Angelino Alfano che ha visto andare via tanti e anche pezzi pregiati come Nunzia De Girolamo e Gaetano Quagliariello.

I superstiti, a questo punto, non hanno più dubbi, così come non li ha il ministro dell’Interno: rimanere fedeli al governo e sperare nella creazione del Partito della Nazione dove trovare una migliore sistemazione. Luca Lotti, delfino di Renzi, è al lavoro su questa pista e potrebbe stringere le trattative nei prossimi mesi. L’occasione è fornita dalla fase che sta vivendo il governo. Approvata la riforma del Senato e in dirittura d’arrivo la legge di stabilità, dovrebbe avviarsi il turnover delle Commissioni di palazzo Madama fin qui bloccato da Grasso e potrebbe darsi vita al rimpastino di governo.

Un mini valzer di poltrone che potrebbe servire a cementare i rapporti e blindare le future intese. E qui torna in ballo Gentile che vanta diversi crediti con Alfano. Il primo è quello di non avergli mai voltato le spalle. Il secondo è quello di aver già rinunciato alla carica di sottosegretario per non consentire polemiche quando suo figlio venne attenzionato dall’Autorità giudiziaria, risultando poi estraneo al completamento delle indagini sugli incarichi avuti dall’Asp cosentina.

Gentile, inoltre, sembra aver stretto molto i rapporti con Luca Lotti, così come filtra da indiscrezioni romane e viene riportato da più di un quotidiano nazionale. Ed allora occorre battere il ferro finché è caldo. Insieme alla nomina di Gentile, potrebbe arrivare quella di D’Ascola alla presidenza della Commissione Giustizia e il diniego all’arresto del senatore Giovanni Bilardi, ancora in attesa di conoscere il proprio destino. La votazione su di lui doveva essere messa in calendario entro la seconda metà di ottobre, salvo poi essere sparita dall’agenda. Altro segnale dei rapporti in atto tra Pd e Ncd a livello nazionale, con gli inevitabili riflessi sul piano calabrese.