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Il patto per la Calabria e il masterplan

Il patto per la Calabria e il masterplan

masterplan   di FILIPPO VELTRI -

Un anno dopo la sua elezione l’atto forse più importante del presidente della Regione Mario Oliverio è quello legato alla costruzione su precisi contenuti del Patto per la Calabria nell’ambito del Masterplan per lo sviluppo del Mezzogiorno.

“Il Patto per la Calabria - dice Oliverio - è la proiezione progettuale del programma di Governo della Calabria ed organizza le principali linee programmatiche per lo sviluppo produttivo e civile della regione in un’ottica mediterranea ed europea. La redazione avviene con una parallela ricognizione, da una parte, dello stato dei programmi e quello di redazione dei progetti e, dall’altra, della disponibilità delle risorse a valere su una molteplicità di canali, dal FS/PAC 2007-2013, al POR 2014-2020, ai fondi PAC, PON di settore, al FSC ed ai finanziamenti con leggi di settore’’.

Il confronto con il Governo è stato avviato e, nelle prossime settimane, dovrà essere esteso a soggetti interessati agli investimenti in Calabria, dagli enti pubblici ed investitori privati ad Anas, RFI, Enac, Finmeccanica, ENI, ENEL ed Invitalia.

Ma queste cose – domanda centrale - finiranno o no nel Masterplan annunciato ad agosto da Renzi per il Sud e che ora si spera vedrà la luce entro gennaio 2016?

Nei contenuti, il Patto comprende filoni strategici essenziali per garantire alla Calabria un ruolo attivo all’interno delle azioni di ripresa economica del Paese: ad esempio i progetti per le infrastrutture e la logistica integrata, finalizzati a rendere la Calabria un territorio accessibile dall’esterno ed all’interno, a promuovere un sistema portuale a supporto di un ruolo economico e commerciale, a organizzare una rete di piattaforme logistiche in grado di incentivare tutti i settori produttivi.

C’e’ poi la vera polpa e cioè i progetti per lo sviluppo produttivo con al centro la ZES a Gioia Tauro, la promozione dei distretti nelle produzioni di eccellenza in particolare nell’agro-alimentare, nella semplificazione amministrativa delle procedure, nella diffusione delle infrastrutture immateriali (il progetto Calabria digitale);i progetti per il turismo e l’ambiente naturalecon un programma di valorizzazione di tutto il patrimonio storico e cultuale, dai siti archeologici alle architetture civili e religiose, le identità etnografiche, i borghi ed i parchi; il programma per sostenere il sociale e concretizzare misure di contrasto alla povertà, di sostegno al reddito, di incentivare lavoro ed impresa; i contratti di sicurezza e legalità, di formazione e di assistenza alle vittime della violenza e della mafia.

C’è poi una piaga che ancora grida vendetta e che riguarda il settore strategico delle costruzioni: oltre 180 opere incompiute da anni, alcune da decenni, e tra queste opere fondamentali per accrescere la qualità dei servizi al cittadino. In primo luogo le dighe, le opere di difesa del suolo, gli interventi nei rifiuti e nella depurazione.

Un altro Patto per la Calabria e’ stato proposto a tutti i parlamentari calabresi dall’economista dell’ Unical Francesco Aiello: tutti seduti attorno ad un tavolo per redigere un documento centrato su tre/quattro obiettivi strategici per l’economia della Calabria da sottoporre all'attenzione del Governo nazionale e da finanziare con interventi di politica nazionale (senza toccare i fondi del programmazione comunitaria, che servono a ben altro), da realizzare subito e da finanziare con fondi ordinari statali.

In ogni caso, la difficile fase che vive la regione – confermata, al di la’ di qualche vago accenno positivo, dall’ultima rilevazione di Bankitalia - richiede uno straordinario impegno ed una forte e vasta motivazione di energie sociali, della cultura, delle Università, del mondo del lavoro e dell'impresa, delle ragazze e dei ragazzi calabresi, per consolidare un patto per lo sviluppo. Il punto del Patto e’ nei tempi di attuazione, nelle modalità di verifica e nello snellimento delle procedure. Qui si giocheranno le sorti del Governo a Roma e a Catanzaro, ma soprattutto qui si decideranno le sorti nostre, cioè della Calabria tutta, per i prossimi decenni.