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REGIONE. Oliverio e la (sola) opposizione interna

REGIONE. Oliverio e la (sola) opposizione interna

 guccione oliverio  di RICCARDO TRIPEPI -

Alla fine Mario Oliverio l’opposizione reale se la ritrova dentro casa. Quelle in Consiglio (Fi, Cd, Misto), spaccate e lacerate, non preoccupano, mentre Ncd può considerarsi parte integrante della gestione regionale di centrosinistra. Anche l’approvazione della manovra di assestamento ha dimostrato come le truppe di Gentile non abbiano alcuna intenzione di alterare gli equilibri che tante soddisfazioni stanno dando a Roma. Il capogruppo Aruzzolo, infatti, ha avuto modo di spiegare come il suo partito abbia deciso di votare favorevolmente al bilancio per senso di responsabilità in una face così difficile per la Calabria.

I no alla manovra sono arrivati dal centrodestra, ma in modo generico e senza pungere. A parte l’affondo di ieri di Francesco Cannizzaro (Cdl) che ha messo a nudo alcune attuali fragilità dello schieramento attuale che sostiene Oliverio. “Veniamo alla sanità, punto cruciale. E’ la storia del perenne conflitto con Massimo Scura – dice Cannizzaro - e di una grande ossessione per il presidente: la mancata nomina a commissario. Tutto ciò in barba alla spesa sanitaria regionale che ha ricominciato a crescere in maniera incontrollata e ai nostri malati che, per cure specialistiche, efficaci sono costretti a migrare in altre Regioni. L’interesse di Oliverio per la sanità resta quello delle nomine e non è un caso che la sanzione del presidente dell’anticorruzione Cantone lo colpisca sul caso Gioffrè con tre mesi di sospensione! Pena che verrà sospesa ma non annullata! Non sfugge al contesto – prosegue Cannizzaro - il ruolo degli assessori, lontani dai territori e privi di alcun disegno di programmazione e di prospettiva politica. Un’attività senza anima e senza nome, visto che sono tantissimi i cittadini e gli amministratori locali a disconoscere la composizione ed il volto dei componenti della Giunta, proprio perché incapaci di interpretare i loro bisogni. E’ una maggioranza plasticamente divisa su tutto, mentre cresce il malumore della gente”.

Poca roba, però, se rapportata alle critiche arrivate da Guccione che ha descritto la Calabria indebitata e pronta al default e la politica di Oliverio senza coraggio con un mandato degli elettori da considerarsi ormai tradito. O da Flora Sculco che ha protestato contro la politica dell’uomo solo al comando e tuonato contro il mancato finanziamento della legge sui centri antiviolenza.

“Attacchi strumentali” li ha definiti Mario Oliverio nelle sue conclusioni al dibattito sull’assestamento. Ed in effetti Guccione è diventato una vera e propria spina nel fianco del governatore dopo la sua defenestrazione dalla giunta, da lui vissuta come una vera e propria ingiustizia. Mentre la Sculco non è stata fin qui coinvolta nel progetto di governo come si aspettava al momento dell’elezione. Dietro questi scontri poi si muovono anche i prossimi appuntamenti elettorali. Cosenza sarà chiamata al voto e Guccione vorrebbe candidarsi in prima persona, mentre a Crotone si sa che gli Sculco hanno sempre avuto un peso nelle elezioni dei sindaci, al quale non intendono abdicare. Il mare dei rapporti interni, insomma, si conferma essere quello più pericoloso per il presidente della giunta.

Riccardo Tripepi