Direttore: Aldo Varano    

LA LETTERA. Caro Direttore, la Locride girone infernale? Direi invece che si oppone al sacrificio dei Sud del mondo

LA LETTERA. Caro Direttore, la Locride girone infernale? Direi invece che si oppone al sacrificio dei Sud del mondo
la rep di caulonia 

   di ILARIO AMMENDOLIA

- Caro direttore, non definirei la Locride un “girone infernale”, piuttosto una terra che oppone una strenua “resistenza” ad una politica di globalizzazione che pretende il sacrifico dei “Sud del mondo” a cui certamente essa  appartiene.

Rifiuta un “ordine” che è una camicia di forza confezionata dall’esterno e che si pretende di farci indossare sino al soffocamento.

Abbiamo alle spalle una storia che ci ha costretti ad essere “ribelli”    seppur  perdenti.

Come Tu ben sai Caulonia è stata “repubblica rossa” quando ancora in Italia regnava Vittorio Emanuele e Mussolini era ancora in vita.

Alla fine di quella esperienza, esaltante e tragica, circa cinquecento “repubblicani” furono messi in fila e con la punta dei moschetti dei carabinieri dietro le spalle ed i ferri ai polsi- tra indicibili umiliazioni a torture- furono portati nelle patrie galere. Non avevano ucciso nessuno ma avevano osato sfidare l’ordine costituito. Un ordine che aveva causato nelle due guerre la morte di trecento giovani in un paese che contava poco più di diecimila abitanti. Un “ordine” che, di lì a poco, avrebbe costretto metà della popolazione a lasciare il Paese ad emigrare.

Lo Stato nella Locride ha una sua continuità che si riverbera sulle nostre terre con un sostanziale tradimento della Costituzione.

Platì è cifra di questo tradimento. Non è l’inferno!

Rivendico con forza il fatto di essere stato il primo modestissimo “commentatore” a scrivere su un giornale di sentirmi “orgogliosamente Plateoto”. L’ho fatto all’indomani di uno sciagurato assalto a quel Paese che, in una sola notte, ha portato in carcere centinaia di  innocenti!  La notizia ha tenuto per giorni le prime pagine della stampa nazionale scandalizzata dalla spudoratezza di amministratori comunali portati in carcere perché così sfrontati da scrivere in una  delibera di voler finanziare i lavori di ristrutturazione nella   “zona latitanti”. Un falso che grida vendetta al Cielo.

In quella occasione ,il vescovo Bregantini non ha avuto un attimo di esitazione nel correre nella Chiesa di Platì per abbracciare il “suo” popolo. Eppure gran parte degli “intellettuali”  e dei “politici” calabresi quasi all’unisono hanno continuato ad ignorare il dramma di “Platì” (metafora della Calabria intera) ed a suonare il piffero nel teatrino dell’antimafia.

La verità ignorata diventa disperazione.

L’ingiustizia patita diventa un fuoco che può divampare in qualsiasi momento e nelle forme più impensate.

L’impunità dei “potenti” diventa sfiducia nello Stato.

Quindi, caro Direttore, non siamo ancora in un “girone infernale” ma, da lungo tempo, è in atto un tentativo- finora non riuscito- di spingerci verso l’inferno!

In Calabria, manca un pensiero autonomo. Manca la figura dell’intellettuale che si contamina tra la sua gente e diventa carne e sangue degli ultimi a cui dovrebbe dare voce.

In Calabria- pur con le dovute e pregevoli eccezioni- è di moda il giornalista, lo scrittore, il politico che non sa andare oltre le veline delle procure ed i rapporti dei marescialli. Non sa distaccarsi dal pensiero unico.

In questo vuoto è maturata una insidiosa operazione “culturale” e politica che ha teso ad attribuire la presenza della ndrangheta all’etnia. 

Platì (e la Locride intera) come Molenbeek?

Potrei concordare con il senatore  Minniti, solo se con questo intendiamo dire che il paese belga è il prodotto di una lunga storia di aggressioni ai popoli del terzo mondo, di sopraffazioni, di emarginazione sociale e di conseguente alienazione dei giovani nel radicalismo jihadista. Così come Platì , e la Calabria, sono il prodotto di uno politica di  abbandono, di una irresponsabile corruzione delle coscienze da parte delle classi dominanti e di una ottusa repressione. Quando gli uomini sono spinti a diventare lupi feroci per denaro (la razza padrona insegna)) e quando la ricchezza ed il potere diventano l’unica cifra perché ad una persona umana venga riconosciuta la dignità ed il diritto di cittadinanza,  perché far finta di scandalizzarsi se la ndrangheta si diffonde?

I padri ed i nonni di molti giovani mafiosi della Locride sono stati dei combattenti coraggiosi, ed a volte- detto senza retorica- autentici “cavalieri dell’ideale”. I loro sono figli sono ndranghetisti . Le responsabilità penali sono personali ma quelle storiche e politiche appartengono ad una classe dirigente che cambia negli uomini ma,  almeno nel Mezzogiorno, rimane sempre e sostanzialmente uguale. Questo miserabile intruglio che noi continuiamo a chiamare politica non offre né idee, né ideali e neanche un serio Progetto politico. Non parla né ai giovani , ne ai vecchi.  L’esempio lampante in questo senso è stato lo spettacolo sinceramente imbarazzante che hanno dato a Locri l’on. Rosy Bindi e la commissione antimafia nella sua interezza. I “rappresentanti del popolo” non sfuggono i cittadini barricandosi dentro una caserma. Non sfuggono gli sguardi, i sorrisi, le lacrime le parole, i travagli del popolo che li ha eletti. Dovrebbero essere consapevoli, questi onorevoli,  che non hanno vinto un concorso nell’Arma dei carabinieri  ma sono stati eletti dalla gente tra cui i cittadini di Platì e dell’intera Locride. Avrò modo di ritornare sull’argomento ma non ho dubbi: senza popolo la “politica”  diventa  casta e, come tale si  è presentata a Locri.

Concludo caro direttore, so che Tu , più di me, ami questa nostra Terra meravigliosa, questo nostro popolo , questa nostra storia travagliata e ribelle. Ribadisco: la Locride  è un punto strategico lungo una frontiera ideale che unisce Riace ad Idomedi, la Locride a Molenbeek, la Calabria alle banlieue di Parigi, il Sud Italia a tutti Sud del mondo. Questa consapevolezza è necessaria per scrivere insieme- Nord e Sud- il nostro futuro. Non all’inferno!