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REGGIO-MUSEO. Tutti a fare il tifo per Renzi, ma il sindacato lo contesta

REGGIO-MUSEO. Tutti a fare il tifo per Renzi, ma il sindacato lo contesta
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REGGIO. "Ci sono quelli che dicono sempre di  no a tutto e poi ci sono quelli che con tutti i loro limiti e loro difficoltà provano a dire sì al futuro. A quest'Italia che dice sì, vorrei che si unisse il popolo reggino". In questa frase il credo politico del premier Renzi arrivato a Reggio Calabria per l’inaugurazione del Museo Archeologico. Un credo che gli ha permesso di evitare la protesta dei lavoratori di Gioia Tauro (dopo lo scippo della fabbrica delle automobili) e di molti altri precari e di scegliere l’ingresso posteriore per giungere all’interno della sala allestita per l’occasione e gremitissima di autorità.


Nonostante difficoltà e incertezze, si va avanti. Che siano le riforme costituzionali o il Museo di Reggio, poco cambia. L’importante è non fermarsi e incassare risultati. Così Renzi, seppure contestato fuori dal Museo, ha colto l’occasione per firmare i Patti per la Calabria e per Reggio che dovrebbero sbloccare importanti risorse per il futuro della Regione e della nascitura Città metropolitana.

Cifre e investimenti sono ancora top secret e verranno svelate nei prossimi giorni. Il sindaco Falcomatà dovrebbe tenere una conferenza stampa sul tema nella giornata di lunedì e lo stesso potrebbe fare Mario Oliverio. Con la differenza che il governatore si è già fatto sfuggire qualcosa durante il suo intervento all’inaugurazione.

“Nel patto si mobilitano 7 miliardi e mezzo di risorse per i prossimi anni – ha detto Oliverio - a cui bisognerà aggiungere quelle destinate attraverso Anas e Ferrovie con un'intesa di programma istituzionale che sarà definita a giorni e che sarà un atto integrativo di questo patto, quindi il totale complessivo dovrebbe aggirarsi intorno agli 11 miliardi di euro. Nel Patto c'è anche la realizzazione di infrastrutture capaci di mettere le ali al porto di Gioia Tauro, mentre altre risorse riguarderanno il sistema aeroportuale e molto sarà dedicato alla valorizzazione dei beni culturali».

laprotesta  Insomma, almeno per una giornata, sono state messe da parte le polemiche politiche e gli scontri duri (specie sulla sanità) per guardare con ottimismo al futuro. Minniti, Delrio, Irto, Falcomatà, Stumpo, Guccione, Dorina Bianchi, Enza Bruno Bossio, Demetrio Battaglia, Franceschini, tutti insieme e tutti trascinati dalla filosofia renziana del “chi si ferma è perduto”.

"Oggi, nella Sala dei Bronzi di Riace, abbiamo sottoscritto il Patto per la Calabria e quello per la Città metropolitana di Reggio Calabria. Questi strumenti servono per il futuro di questa regione – ha detto il premier che avuto modo di scherzare anche con un tifoso del Crotone sulla sciarpa rosso-blu che gli è stata regalata - Il presidente Oliverio ed il sindaco di Reggio, Falcomatà hanno bene illustrato quali sono gli impegni previsti nei due patti ed i fondi messi a loro disposizione. Oliverio e Falcomatà hanno le idee ben chiare e quindi ora si tratterà di attuare i provvedimenti. Noi siamo pagati per  risolvere i problemi. Quando ci sono giornate come questa siamo pieni di orgoglio e passione perchè si riparte".



Ovviamente soddisfatto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: «Siamo in un luogo ed in un momento che ci spinge ad utilizzare quella cosa che gli italiani, purtroppo, hanno dimenticato di utilizzare con la necessaria frequenza, cioè l'orgoglio nazionale. Siamo in un luogo simbolico come il Museo di Reggio Calabria che lo è per tante ragioni. Grazie a tutti quelli - ha aggiunto il Ministro - che in questi anni si sono dedicati alla rinascita di questo museo e che hanno consentito di arrivare a questo risultato. Grazie al  direttore Carmine Malacrino che ha impresso in pochi mesi  un'energia ed un entusiasmo di cui c'e' un grande bisogno. E' un  momento simbolico perche' il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dimostra come si può vincere la sfida del sistema museale italiano”.

Tutti soddisfatti e renziani, insomma. Anche se il premier è uscito dal retro del Museo così come era entrato.