L’ANALISI. In fila per Jole

L’ANALISI. In fila per Jole

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La grande piazza intitolata a San Francesco di Paola, all’ingresso della Cittadella Regionale di Catanzaro, è apparsa  invasa da un magnifico sole ottobrino. Ma anche da un mare di gente.

  Un sabato strano questo della Calabria. Tutti in fila per rendere l’ultimo omaggio a Jole Santelli. La bara sotto un tendone, le sorelle, i parenti, gli amici, i collaboratori, assessori e consiglieri regionali della sua maggioranza ma anche tutto il mondo politico calabrese, di sinistra e di vario colore. Si sono alternati i deputati e i senatori del Pd a fare il picchetto d’onore con quelli di Forza Italia. A un certo punto, anche Mario Oliverio, che in quel palazzo l’aveva preceduta. Insomma un gesto corale di questo mondo della politica, così diviso e litigioso, ma soprattutto un mondo fatto di gente normale.

  Incolonnati in maniera disciplinatissima dai volontari della Protezione Civile s’è visto, infatti, un fiume di persone, donne e uomini venuti da tutta la regione, che s’è accontentato di passare lontano dalla bara, con soste di un attimo per poi riprendere la via d’uscita. Sindaci, con le fasce tricolori e i gonfaloni. Fiori, tanti fiori. Tanto silenzio e tanta commozione.

 

Spesso i funerali tradiscono un sentimento collettivo, un’emozione che vuole dire qualcosa ma c’è pudore a trasmetterla.  La lunga fila per rendere l’ultimo saluto a questa donna di 51 anni che ha guidato per soli 8 mesi la Regione, travolta e uccisa da una malattia di cui mai aveva fatto mistero, dice forse qualcosa di più profondo che quel semplice dolore per una morte improvvisa e lacerante.

Nei volti e nei silenzi di tutti, delle persone semplici come di quelle importanti, ieri mattina si coglieva infatti un desiderio di raccogliere il messaggio che Jole Santelli in quei pochi mesi aveva cercato di trasmettere: un desiderio cioè di normalità, di andare oltre gli ostacoli, di rompere le barriere e gli stereotipi che hanno fatto della Calabria in tutti questi anni il buco nero del nostro Paese. E di metterci la faccia, di lottare con decisione e coraggio per ridare dignità a un popolo tutto.    

Ci hanno provato anche altri prima di Jole ma lei in questa battaglia - e nelle sue condizioni - ha osato più degli altri. E la gente in fila sotto il sole d’ottobre ieri mattina ha reso l’omaggio più alto che lei potesse forse pensare e immaginare. Saprà ora la politica calabrese raccogliere questo messaggio? Saprà riannodare le fila di un ragionamento che -al di là di maggioranze e di opposizioni - dia dignità e coraggio di battersi ad una collettività, ad un popolo? Il lascito politico, e non solo, che Jole Santelli consegna a noi tutti alla fine è proprio questo e l’emozione e il dolore dei calabresi in fila davanti alla loro casa comune può nascondere un prezioso scrigno di risorse e di volontà che la politica tutta farebbe bene a scoprire e a valorizzare. A non lasciarlo cadere, nel nome di Jole.