SORPRESA. Parla Draghi, e il Sud non è più questione di ordine pubblico

SORPRESA. Parla Draghi, e il Sud non è più questione di ordine pubblico

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E la ‘ndrangheta? I boss che si riuniscono alla periferia di San Luca, Platì o Africo, e quelli seminascosti tra gli anfratti scoscesi e angusti delle montagne calabresi d’Aspromonte Sila e Serre per decidere come spartirsi l’abbuffata degli sterminati capitali che arriveranno dall’Europa in Italia, dove sono finiti? Neanche una parola né una timida messa in guardia del Presidente del Consiglio dagli appetiti ingordi e violenti delle Famiglie mafiose della Sicilia e della Calabria che a distrarsi, dice la vulgata, dei miliardi europei son capaci di farne un solo boccone.

La criminalità organizzata e le sue cosche pigliatutto che impediscono qualsiasi possibilità di sviluppo dell’Italia meridionale e di regioni come la Calabria e la Sicilia – guarda un po’ il Sud del Mezzogiorno, cioè il Sud del Sud – non appaiono mai nell’ampia relazione, sicuramente pesata in ogni virgola e parola, con cui Mario Draghi ha illustrato la più consistente operazione economica mai tentata nell’Italia Repubblicana dalla fine della Seconda guerra mondiale Piano Marshall compreso). Mai nominati, neanche di sfuggita o indirettamente.

Una dimenticanza dopo tutti gli allarmi e gli appelli delle scorse settimane rilanciati da mafiologi, magistrati e giornali, perché il Covid avrebbe favorito e moltiplicato la scesa in campo dei boss per accaparrarsi tutto quel che è rimasto dopo il virus? Pare difficile che Draghi abbia sottovalutato gli allarmi fino a non mettere, un rigo, una parentesi, o almeno un riferimento indiretto e blando, sui pericoli che la criminalità organizzata delle mafie presenta per il successo della straordinaria e fin qui inedita strategia che ha proposto.

Non è una dimenticanza perché Draghi, rispetto al rapporto economia e giustizia, se si riflette sul suo intervento reso solenne perché pronunciato all’Assemblea della Camera, non è del parere che in Italia ci voglia più giustizia o ci vogliano più processi per meglio garantire l’economia italiana e la sua trasparenza. Ha spiegato, invece, che serve una giustizia di qualità diversa. Una giustizia più snella, più rapida, più efficace, meno distorta, meno cavillosa, meno lenta.

La giustizia è uno dei grandi malati del paese e ne rallenta in modo consistente lo sviluppo. E’ questo il senso della sua denuncia e la presa d’atto, mai tanto solennemente echeggiata nell’Aula della Camera dei deputati. Servono, quindi, una sua minore invasività e insieme una maggiore efficacia e un maggiore rigore se si vogliono recuperare i punti di Pil che l’Italia paga al malfunzionamento della giustizia. Il contrario del racconto con cui corporazioni e professionisti dell’antimafia riempiono televisioni e tanti giornali.