PORTI/3. Attenzione e strategia su Gioia Tauro per battere la confusione

PORTI/3. Attenzione e strategia su Gioia Tauro per battere la confusione

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Il Porto di Gioia Tauro, il retroporto e le aree industriali vicine rappresentano il sistema economico più importante della Calabria, quello in cui si può avere occupazione: vera, stabile, di qualità in tutti i ruoli.

Il sistema Gioia Tauro, dopo aver messo in sicurezza il lavoro nel Porto, si deve sviluppare: con un potenziamento delle infrastrutture per transhipment e automotive, con l’avvio del bacino di carenaggio e del polo manutentivo, con il progetto delle energie rinnovabili. Per rimanere solo nelle attività strettamente connesse con il porto.

Condizione cruciale per queste attività è che il pubblico faccia la sua parte, fornendo le infrastrutture di base perché poi si possa sviluppare l’iniziativa privata. È utile capire con quali soldi si possono fare queste infrastrutture, sulla base delle esperienze, per passare dalla fase di pianificazione (dettagliata nel Piano Regionale Trasporti Calabria del 2016) a quella di programmazione finanziaria.
Citiamo come esempio la banchina Sud, ma le riflessioni valgono per tutte le infrastrutture del sistema.  

Sui fondi potenzialmente utilizzabili c’è una grandissima confusione. A partire dalle affermazioni “utilizziamo i fondi europei” spesso sentite. Proviamo allora a fare un minimo di ordine.
Premettiamo che non è facile per la Regione spendere nel porto di Gioia, dato che il porto è di interesse nazionale e quindi fa capo in tutto e per tutto al bilancio dello Stato.

Fondi POR, cioè i fondi che l’Europa dà direttamente alle Regioni. Non sono spendibili nel porto di Gioia essendo il porto di interesse nazionale ed internazionale. I POR si possono spendere in tutti i porti regionali da Roccella a Tropea, da Catanzaro Marina a Cirò ad Amantea e così via, ma non nei porti nazionali.

Fondi PON, cioè i fondi che l’Europa dà allo Stato affinché vengano spesi nelle Regioni in ritardo di sviluppo.
Questi fondi andrebbero in teoria bene, perché possono essere spesi nelle infrastrutture di interesse nazionale ed europeo e il porto di Gioia Tauro lo è. La Regione ha collaborato con il Ministero per la predisposizione di un ampio ed articolato sistema di interventi per l’Area Logistica Integrata di Gioia Tauro, in cui è stata esplicitamente definita la realizzazione della banchina Sud con tutte le sue fasi realizzative sia per le aree già di proprietà dell’Autorità portuale, dove si possono fare subito gli interventi infrastrutturali, sia per le aree da acquisire. Un lungo ed approfondito lavoro è stato svolto durante il 2017 con la partecipazione dei sindacati, delle associazioni datoriali, delle università e degli enti pubblici direttamente interessati dall’Autorità Portuale alle Ferrovie all’ANAS. La parola finale su questi fondi la dice il Ministero: sono cambiati quattro Governi e la banchina Sud non è stata mai finanziata.

Fondi PNRR, sono fondi tutti da scoprire, purtroppo bisogna evidenziare che mai la banchina Sud è stata messa nelle indicazioni di intervento, anche se i lavori sulle aree di proprietà dell’Autorità Portuale potrebbero benissimo essere completati prima del fatidico 2026.

Fondo complementare al PNRR, anche questo è un fondo tutto da scoprire. Il vantaggio di questo fondo sta nel fatto che le risorse possono essere spese anche oltre il 2026. Purtroppo anche per questo fondo né il Ministero né la Regione hanno mai inserito la banchina Sud.

Fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione), è l’unico fondo direttamente utilizzabile dalla Regione in accordo con il Governo. Con le risorse FSC 2014-2020 è stata finanziata dalla Regione nel 2018 dalla Giunta Oliverio la banchina Ovest. Con le risorse FSC 2021-2027 può essere finanziata la banchina Sud.

Potenziare il porto di Gioia Tauro nelle infrastrutture è necessario ed è fattibile.
Il porto è la più grande realtà della Regione è può diventare ancora più grande con la ZES e con i potenziamenti infrastrutturali. È però decisivo lavorare e impegnarsi quotidianamente avendo chiaro il da farsi e le risorse utilizzabili. Ci vogliono idee chiare da mettere sul tavolo. Ci vuole partecipazione e condivisione.

*Università Reggio Calabria