L'ANALISI. La 194 il corpo delle Donne e l'Amerika

L'ANALISI. La 194 il corpo delle Donne e l'Amerika

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La Suprema Corte americana ha cancellato la sentenza Roe versus Wade, e, in un colpo solo, 50 anni di storia dei diritti civili. L’efficacia del decreto sarà immediata negli Stati conservatori che assumeranno tale verdetto, vietando l’interruzione di gravidanza persino nel caso di incesto e di stupro.  E’ la vendetta postuma di Trump che aveva scelto giudici di sua fiducia, che resteranno in carica a vita. Non finisce qui. Il giudice Thomas ha già annunciato che sarà necessario continuare su questa strada, con la doverosa correzione di altri “errori”, come il riconoscimento della contraccezione e i matrimoni gay. Per la contraccezione, tanto per capirci, prima che fosse ammessa, le donne americane usavano la Coca Cola oppure il disinfettante Lysol, che provocava, nel migliore dei casi, gravi ustioni.

Scuote con forza questo ritorno ad un medioevo oscuro in un’America sempre più armata e violenta e un’Europa che non sta messa meglio. Se credevamo di dormire sonni tranquilli possiamo destarci e vegliare con attenzione sulla democrazia perché tra pandemia e guerra, la gente è mossa da tante paure, ed è molto più facile credere in chi, promettendo di risolverle, parla alle viscere. Come i nuovi crociati cattolici, pro famiglia solo a scopi elettorali, su tutti, l’esaltato Trump che ha commentato la decisione della Suprema Corte come una decisione divina. Strattonare il buon Dio dalla propria parte e per i propri fini è una delle mosse più bieche e reazionarie.

La sentenza del 24 giugno è stata definita come data d’inizio della Seconda guerra civile americana perché, insieme a molti altri sinistri scricchiolii, minaccia il pensiero liberaldemocratico e le conquiste in tema di diritti civili che si pensavano acquisiti.

Le democrazie sono affaticate, fragili e instabili. Esse stesse, spesso, causa dei loro mali, poco credibili e lontane dalle periferie e dalle marginalità. Cos’è che minaccia la stabilità, la pace e i diritti?  Forse non aver compreso in tempo che stavamo scivolando in un tempo di barbarie, di carneficine e di odiatori virtuali e reali di professione. Violenza e aggressività spinte e fuori controllo. Soprattutto sui social. La pandemia e la guerra benzina sul fuoco. L’odio lo troviamo in ogni segmento del vivere quotidiano, nello stesso giorno in Italia le scritte sui muri dello Spallanzani dei noi vax e le frasi del movimento pro armi americano che dicono: “Ehi, donne, vi rimetteremo in catene. Il corpo non è tuo e la scelta non è tua. Il tuo corpo è mio”!

 In difesa del diritto all’aborto si manifesta, molti Stati democratici, come la California si muovono in difesa, organizzando l’accoglienza delle donne che si sposteranno dagli Stati in cui sarà vietata l’Idg. Ma ciò che non deve sfuggire all’attenzione sono le donne che verranno penalizzate maggiormente, le più povere: le afroamericane e di altre etnie minori. Ma questo è sempre accaduto, anche in Italia, prima della Legge 194, chi era povera moriva d’emorragia sul tavolo della mammana o per setticemia a causa di macellai di pochi scrupoli. Chi aveva i soldi, si rivolgeva al ginecologo che, in privato non faceva correre alcun rischio, usando metodi meno  dolorosi e traumatici. Ricordiamo per chi non lo sapesse, che l’aborto clandestino veniva praticato senza anestesia o analgesia, usando sonde, uncini, stampelle e quant’altro. Non dimentichiamocelo che in America, (non è un film horror!), a volte la donna veniva bendata mentre in macchina era accompagnata al macello. Ricordiamolo bene quando viene in mente di pensare che poteva stare attenta, che oggi con la pillola RU486 è una passeggiata. Bisognerebbe solo abbassare i toni su alcune scelte drammatiche e dolorose, come aborto e eutanasia, perché riguardano la sfera intima e profonda delle persone e bisogna solo sperare di non essere mai dall’altra parte a farne esperienza sulla propria carne.

Per questo abbiamo votato la legge 194 il 22 maggio del 1978 senza se e senza ma. A 19 anni. Anche se molto giovani, si erano ascoltate e raccolte molte esperienze dure. Le donne si raccontavano. Era il tempo di Lettera ad un bambino mai nato, e non era vero che la donna non si poneva il problema.

Alcuni anni dopo, avvicinata alla fede, sono emersi interrogativi ineludibili, forse mai approfonditi prima, che hanno spostato l’attenzione dalla donna al bambino. Su quel potere enorme di accogliere o negare lo sviluppo di una vita. Cosa vive, decide, ad esempio, una donna credente di fronte all’aborto terapeutico? Il diritto all’aborto non viene posto in dubbio per le ragioni già dette, ma non era più solo rivendicazione militante, si modulava in un sentire diverso, nel diritto di difendere la libertà di scegliere. Chi è credente ed ha una mente laica, si muove in campo non privo di drammaticità e di non facile discernimento nell’ascoltare la voce della coscienza. Grazie alla scrittura, è stato possibile il confronto sull’argomento, almeno in un paio di occasioni con religiosi. Un gesuita e un vescovo.  Questi religiosi che ritenevo attenti e disponibili, avevano realmente compreso e raccolto lacrime senza giudicare. Nessuno dirà mai che l’aborto va bene, né mi sarei aspettata questo da uomini di chiesa. Entrambi, però mi hanno raccontato, con grande rispetto, di quelle donne che, si sono fidate ed hanno confidato la loro scelta. In qualche misura l’hanno consegnata ed anche se erano trascorsi molti anni, in quella consegna c’era un’esperienza mai dimenticata.

Ecco perché bisogna abbassare i toni e la voce e contenere la rabbia, che non significa tacere. Non giova a nessuno seminare odio su questi argomenti. Non ne fa le spese chi è ricco, ma chi vive ai margini e nell’ingiustizia sociale.