CROTONE. L'anno nuovo nella città più povera d'Italia

CROTONE. L'anno nuovo nella città più povera d'Italia

kr2DI VITO BARRESI - Porta lo spirito delle antiche feste la musica dello zampognaro che ormai da quaranta anni viene in Calabria a dar fiato con la sua zampogna ai buoni sentimenti della tradizione.

Michele Giarnera, in arte suonatore di zampogna, non è un fantasma circondato da una corona di luce, una candela con in testa un cappello e in mano un ramo di agrifoglio, ma un uomo arzillo e anziano che nella stagione invernale affronta la transumanza a Mezzogiorno, un magico pellegrinaggio dal suo paese di Calle Cervino in quel d'Abruzzo, verso Crotone.

Viaggio nello spirito di oggi, tra le strade e i vicoli della provincia più povera d'Italia, la Palestina economica del Paese, la Betlemme post industriale del Sud, dove il passato è ormai uno spettro che non può più tornare, in un posto dove non brillano più le luci della festa ma la fioca lampada di un fanalino rosso che sta in coda alla crisi economica italiana.
Crotone, così com'è adesso, un pò somiglia a Camden, la città degli Stati Uniti, nel New Jersey, sulle rive del fiume Delaware, di fronte a Filadelfia, che ha la sua pessima nomea per i problemi connessi alla criminalità, alla povertà ed alla corruzione, dove il 32% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà.

Confessioni happy years di uno zampognaro triste che suona in un piccolo mondo antico che non sta più sopra ma sotto la Tavola dell'abbondanza. Una superfice umana devastata dove il cenone della vigilia e quello di fine anno sono il resto dei 'discount' industriali, una mensa dei poveri collettiva, il presepe di un altro stato che affonda nelle micro e macro miserie quotidiane, nei fallimenti delle imprese, nell'affannosa ricerca di un lavoro, in un'implacabile gragnuola di tasse, nella vana corsa a un sussidio e un'assistenza pubblica, un affresco vivo di sofferenza economica, psichica e morale a cui l'Italia non sa porre rimedio.

Soltanto qualche lustro, l'economia girava a pieno ritmo. L'aria era diversa si, inquinata ma consumistica, piena occupazione e decorosa, modesta opulenza. Un posto dove le feste avevano un mood moderno alla milanese. E se pure si respirava anidride solforica, la chimica e la metallurgia facevano suonare i soldi dei salari e degli stipendi, carte d'acquisto che andavao al consumo nelle casse dei ricchi commercianti. Adesso la Piazza Pitagorica è la più grande vetrina della povertà italiana. Ai tanti emigrati che vengono per ritrovare sentimenti di famiglia, ricordi d'infanzia e vecchi parenti si sente dire ai telefonini collegatio con il nord frasi del tipo 'qui, a Crotone, le persone sono diventate tutti selvaggi...'.

Ci ritorni, se può, magari qualche volta, il Presidente della Repubblica che ci veniva quand'era comunista. Così, tanto per stringere la mano a Costantino il rumeno con i cani e a Michele, lo zampognaro stanco che viene da Pescara. Che pensando allo spirito dell' anno che verrà non trattiene le lacrime di fronte a questo spietato emblema del disastro economico nazionale.

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