Processo Fallara. Il Comune: Scoppelliti e i revisori paghino (3mln e mezzo) per i danni del Modello Reggio

Processo Fallara. Il Comune: Scoppelliti e i revisori paghino (3mln e mezzo) per i danni del Modello Reggio

FeS      NOSTRO SERVIZIO - La città di Reggio ha subito un danno d’immagine dal modo in cui è stata amministrata la cassa del Comune? Fiorella Megale, che del Comune è l’avvocato e per suo conto s’è costituita Parte Civile nel processo Fallara contro l’ex sindaco Scopelliti (che la città l’ha amministrata) e contro Carmelo Stracuzzi Domenico D’Amico e Ruggero De Medici (i revisori dei conti del Comune che avrebbero dovuto controllare come si spendevano i soldi ma avrebbero attestato che tutto era ok) è convinta di sì.

La conseguenza è contenuta nella sua richiesta di far pagare a Scopelliti e ai tre revisori, intanto e per ora, mezzo milione a testa per il danno d’immagine arrecato alla città. Inoltre, ha chiesto che i quattro sborsino un altro milione e mezzo (sempre di euro stiamo parlando) in attesa che sia possibile quantificare il danno erariale arrecato a Reggio con maggiore precisione. Insomma, due milioni per l’immagine e 1 milione e mezzo, intanto, per il danno erariale. Sarebbe il ristoro per aver partecipato alla costruzione del Modello Reggio

Quando la Megale ha depositato la sua richiesta tra gli avvocati degli imputati c’è stato un attimo di sconcerto poi c’è stata la reazione e la richiesta è stata bollata come richiesta “iperbolica” rispetto a quelle abituali. Argomento singolare che sembra scontare la convinzione che il danno d’immagine ci sia stato ma la richiesta risarcitoria sia eccessiva ed esagerata.

I quattro sono accusati a vario titolo, di falso e abuso d’ufficio dato che, sempre secondo l’accusa, non avrebbero mosso un dito per impedire il precipitare dei conti comunali in una drammatica crisi finanziaria. La tesi della parte civile ha un retroterra preciso: gli imputati sono colpevoli di non aver impedito un grave danno d’immagine alla città.

La difesa ha comunque reagito tempestivamente con argomentazioni tecniche tese a dimostrare l’innocenza dei tre revisori dei conti. L’avvocato Chirico, difensore di De Medici, ha insistito sulla tesi dell’errore determinato dall’altrui inganno facendo riferimento all’articolo 48 del codice penale. Cioè, i revisori dei conti sarebbero rimaste vittime del meccanismo costruito da Orsola Fallara. Il processo continuerà il 13 quando sarà di scena la difesa del Governatore Scopelliti.

Poi la sentenza. (aa)