L’urto umano sulla Calabria. Frontex sbarchi: l’UE rischia il naufragio

L’urto umano sulla Calabria. Frontex sbarchi: l’UE rischia il naufragio

Sbarco-clandestini      di VITO BARRESI - Valla a sfatare la percezione degli italiani che la prossima ondata migratoria, già iniziata in questa primavera, sarà come un'invasione di massa di extraterrestri. E anche se qualcuno continua chiedersi come si fa stabilire la cifra esatta di un esodo di proporzioni gigantesche, un flusso umano che oscilla da un minimo di trecentomila fino alla stima realistica di oltre seicentomila persone, l'ondata massiccia che sta per riversarsi sulle coste meridionali, tra la Calabria e la Sicilia, sarà quasi interamente composta di emigranti africani.

Pressati dalla miseria, dalla fame, dalla siccità, profondamente trasformati dalle dinamiche evolutive di un inarrestabile crescita della popolazione e da un calo della mortalità infantile, nell'area sub sahariana interi eserciti di uomini, donne e bambini sono già in movimento per riversarsi nelle vicine terre dell'Europa. A sud del grande deserto del Sahara il ritmo di crescita della popolazione è addirittura in forte aumento perché la fertilità non diminuisce mentre sta calando la mortalità, sopratutto quella infantile. In Niger, Mali e negli altri paesi del Sahel, dove l'eta media è di 17 anni contro i nostri 54, il miraggio della salvezza, nel mirino di queste nuove generazioni, è soltanto il paradiso europeo.

Secondo i dati dell'Onu quasi tutta l'immigrazione africana cercherà di collocarsi nelle grandi città europee, determinando un cambiamento sociale, culturale, etnico e religioso che allarma i residenti e alimenta la facile retorica dei politici che vorrebbero farne una crisi nazionale. Tuttavia nell'Europa a due velocità, mentre le metropoli si tutelano con i vari filtri alla Schengen tutelano la propria sicurezza interna, a subire il grave impatto delle ondate migratorie sarà in prevalenza l'area jonica che da Siracusa, passando per la Calabria, risale fino al Golfo di Taranto. Quella che è poi l'area economicamente e strutturalmente più svantaggiata dell'intera Unione Europea.

Come dimostra il caso dell'isola di Lampedusa la vera emergenza è soprattutto qui. Per questo si infittiscono le perplessità circa la vera volontà politica dell'Unione, incline a salvaguardare le proprie belle capitali, spazzando dal giardino d'Europa quell'eccesso di spazzatura sociale e umana , scaricando le abnormi diseconomie provenienti dall'emergenza immigrazione alle lande desolate del Mezzogiorno d'Italia. Così a finire sotto accusa è Frontex, il faraonico programma europeo per la lotta all'immigrazione clandestina, un sistema di sorveglianza delle frontiere, istituito nel 2004 che, per quanto munito di ingenti fondi pari a centinaia di milioni di euro, con l'appoggio strategico di tipo militare, persino di aerei, navi, elicotteri, droni, non solo fa acqua da ogni parte ma rischia di naufragare clamorosamente ancor prima del 2020.

Il centro direzionale dell'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Ue, stabilito nientemeno che a Varsavia, resta di fatto lontano dalle scenario reale dove si intrecciano le varie rotte dell'emigrazione globale. Due le missioni coordinate in Italia da Frontex. Una denominata 'Hermes', nell'area del Canale di Sicilia con l'obiettivo di contrastare i flussi di immigrazione illegale da Tunisia, Libia ed Algeria verso Lampedusa, Sicilia e Sardegna, dispone di un budget annuale di 4 milioni e 50mila euro.

L'altra è 'Aeneas' finanziata con 2,5 milioni di euro nel 2013, impiegando in media due motovedette, un elicottero ed un aereo. L'area di intervento è il mar Jonio davanti alle coste di Calabria e Puglia. Ad entrambe le operazioni collaborano altri Paesi tra cui Austria, Francia, Germania,Grecia,Malta, Norvegia, Romania, Spagna, Regno Unito.

Insomma, per ironia della sorte, Frontex porta un nome che sta proprio sulla 'frontline' delle critiche, aspre e ben documentale, specie in fatto di respingimenti in mare di potenziali rifugiati politici in Paesi terzi non sicuri, su cui Amnesty International e l'European Council for Refugees and Exiled (Ecre) non ci stanno.