MASSONERIA. L’Antimafia sequestra gli elenchi in Calabria e Sicilia. Il Grande Oriente: atto illegale e senza senso

MASSONERIA. L’Antimafia sequestra gli elenchi in Calabria e Sicilia. Il Grande Oriente: atto illegale e senza senso
godi   Proprio mentre la Commissione antimafia rendeva pubblico l’ordine di sequestrare gli elenchi degli iscritti alle logge di Sicilia e Calabria, la Finanza bussava alla porta delle sedi nazionali, rimanendo lì fino a tardo pomeriggio. Obiettivo: portare via la lunga lista di fratelli iscritti nelle due regioni, per studiare eventuali commistioni con la mafia e ‘ndrangheta.

La Commissione guidata da Rosy Bindi, ieri, ha inviato gli uomini dello Scico ad effettuare le perquisizioni nelle sedi nazionali delle quattro associazioni interessate dall’inchiesta sui rapporti tra mafie e massoneria: Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare d’Italia, Serenissima Gran Loggia d’Italia, Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori.

Bindi e compagni avevano deliberato all’unanimità il sequestro degli elenchi degli iscritti dal 1990 a oggi solo qualche ora prima, «in seguito alla mancata consegna degli elenchi più volte richiesti dalla Commissione». L’ultimatum era fissato all’8 febbraio e nemmeno coloro che si erano detti disponibili a consegnare gli elenchi si erano fatti vivi dalle parti di Palazzo San Macuto.

È rimasto invece fermo sulle proprie posizioni Stefano Bisi, che ha commentato la vicenda proprio mentre la Finanza rovistava nella sede nazionale del Grande Oriente. «Stiamo collaborando – ha spiegato -, ma abbiamo informato il collegio difensivo della Loggia. Ci tuteleremo in tutte le sedi, perché ci sembra un atto illegale e soprattutto senza alcun senso. Qui è in pericolo il diritto di associazione, diritto previsto dalla Costituzione».

Bisi si è più volte opposto alla richiesta della Bindi, sostenendo che la consegna degli elenchi sarebbe stata una violazione della privacy. «Bislacche motivazioni giuridiche», aveva replicato solo pochi giorni fa il presidente, che però, assicurava, «non avranno alcun appiglio e certamente non fermeranno l'intento dei nostri lavori». E così è stato.

La battaglia tra le due parti è appena iniziata. Ed è lo stesso Bisi a spiegarlo: «è stata commessa una palese discriminazione nei confronti di una istituzione libera e secolare come la massoneria e c’è stata una grave violazione della democrazia e delle leggi dello Stato – ha commentato -. Il sequestro degli elenchi è un atto arbitrario e intimidatorio. Quando il protagonismo politico, mascherato da indagine, prende il sopravvento si finisce per percorrere una strada che porta lontano dalla necessità di capire e che finisce per sconfinare nell’illegalità. Si fa solo del sensazionalismo che non serve ad altro che ad alimentare un’ingiustificata ed intollerabile caccia all’uomo e che colpisce migliaia di cittadini perbene iscritti ad una nobile istituzione».

I legali del Grande Oriente sono dunque già a lavoro. E continua anche il lavoro della Commissione, che mentre le operazioni erano in corso ha sentito sul tema l’ex deputato Isaia Sales e il professore Enzo Ciconte, tra i massimi esperti di criminalità organizzata. Rosy Bindi quei nomi li vuole per rintracciare relazioni e convergenze tra uomini delle cosche ed esponenti delle classi dirigenti e imprenditoriali appartenenti a logge massoniche finalizzati al perseguimento di comuni interessi illeciti.

Lo scopo, tra gli altri, è trovare il latitante Matteo Messina Denaro e scoprire se qualcuno dei soggetti finiti nelle inchieste antimafia in Calabria e in Sicilia è anche dotato della “Santa”, la dote speciale che appartiene a chi ha la doppia affiliazione. «Dalla documentazione acquisita e delle audizioni finora svolte – ha informato la Commissione al termine della perquisizione - sono emersi preoccupanti elementi sul rischio d’infiltrazione da parte di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta di settori della massoneria». Gli elenchi, ha spiegato Bindi, sono necessari per verificare la presenza, tra gli iscritti, di soggetti riconducibili alle organizzazioni mafiose o in rapporto con le stesse. E a nulla sono valse le obiezioni sollevate dai Gran Maestri. «Tali obiezioni appaiono assolutamente pretestuose – ha concluso Bindi -. In un Paese democratico, non esiste associazione di sorta le cui esigenze interne possano prevalere sulle esigenze di tutela della collettività». Gli elenchi, ha assicurato, saranno però secretati.