IL RICORDO. La mia Riace: E’ stata. E' ancora. E sarà anche nel futuro

IL RICORDO. La mia Riace: E’ stata. E' ancora. E sarà anche nel futuro

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Il nome emerge dai miei ricordi d’infanzia, legati alla casa dei nonni in cui trascorrevo le estati.
Ogni anno, a fine settembre, la magia del paesaggio si arricchiva dell’improvviso apparire di gruppi di sancosimàri che percorrevano cantando il letto ancora asciutto della fiumara, dirigendosi verso le colline. Seppi che erano pellegrini devoti ai protettori di Riace, i Santi Medici Cosma e Damiano - dei quali imitavano fogge e colori degli abiti - e che volevano raggiungere il paese per partecipare ai festeggiamenti in onore dei due santi.

Da adolescente mi portarono ad una di quelle feste. Ricordo la grande folla, le luci, i suoni, i colori, la gioiosa confusione che caratterizza le nostre feste patronali. La chiesa era gremita di fedeli in preghiera e quando entrò la statua dei Santi coperta di anelli, catenine d’oro e banconote, un’anziana donna si mise in ginocchio a percorrere lentamente la distanza che la separava dall’altare, strisciando la lingua per terra, sotto gli occhi - ed i commenti sbalorditi! - di alcune persone dall’accento settentrionale. 

Di sicuro la società civile (per autodefinizione), ma anche l’antropologo, il sociologo, lo psicologo possono considerare folle o magari solo pagana una simile performance. Ma chi ha avuto secoli di tempo per incidere nel proprio DNA la fatica, il dolore, l’ingiustizia elevata a Credo, a Legge, può anche scegliere davanti a chi umiliarsi, nella speranza che gli venga riconosciuta una dignità umana almeno in un’altra vita. 

La festa, per noi ragazzi, si concluse in un modo bellissimo! Giorni prima, mio padre aveva spianato l’area per la pista dell’autoscontro e così, quando vi andammo a fare un paio di giri, il proprietario, appena riconobbe papà, ci consegnò direttamente la chiave di una macchinetta, il che significava non scendere più a comprar gettoni, ma scontrarsi per ore, fra mille risate ed occhiate d’invidia, badando solo a non farsi sbalzar fuori! Solo la minaccia di lasciarci a dormire lì, in una macchinetta sotto le stelle, ci convinse a scendere per tornare a casa.

Nella cittadina ci andai un’altra volta per farmi visitare dal Dr. Arcadi che grazie alla sua competenza ed all’affabilità la rendeva famosa, nel circondario, al pari dei Santi Medici. Mi disse che avevo la pressione bassa ed anche che sei aspirine al giorno erano decisamente troppe! Ma io avevo da preparare gli esami di stato e non potevo permettermi mal di testa.

Qualche mese più tardi, Riace diventò la prima di una lunga serie di stazioni ferroviarie disseminate lungo gli oltre 2000 km che dovevo percorrere per raggiungere il luogo dove avevo deciso (!) di emigrare, ma nei viaggi di ritorno a Natale, a Pasqua ed in estate, era anche quella dove cominciare a metter fuori la testa dal finestrino per vedere, già da lontano, il nome del mio paese e convincermi che finalmente ero giunta a casa!

Anni dopo iniziai a viaggiare in aereo, tornando in Calabria solo una volta all’anno. La famiglia, la casa, il lavoro e l’età che avanzava non mi permettevano di seguire, come avrei voluto, l’opera di Domenico Lucano che ha legato indissolubilmente il nome di Riace al valore altissimo dell'Umanità.

Ebbi l’idea di chiedere notizie ad una coetanea con cui ero in contatto dai tempi della scuola e che era imparentata col sindaco di un paese vicino, ma ottenni questa risposta: “Noi, quando ci incontriamo, non parliamo mica di queste cose!” Dovetti rendermi conto, ancora una volta, della profonda differenza fra chi parte e chi resta: la sensibilità magari è simile, ma le priorità sono decisamente diverse.

Ora “Città Futura” è stata smantellata e quindi Riace, la Locride, la Calabria e l’Italia intera sono al sicuro da ogni pericolo!

Nel breve video circolato in rete e girato il giorno dell’Epifania, un anziano signore, commosso, teneva un discorso a cui era presente anche Domenico Lucano, sulla cui figura pareva calata una cappa di amianto, i tratti del viso distesi appena un istante, per sorridere ad un bambino lì vicino.

Certo, è più facile distruggere che costruire, ma io resto dell’idea che “Riace è stata. E' ancora. E sarà anche nel futuro.” (autocitazione)

E a proposito di autocitazioni, voglio concludere con questi miei versi:
Voi che avidi falchi / dilaniate reti di sogni / non vi crucci l’inane fatica: / avvolto in oceani di luce / tutto l’Universo è un Sogno /che non si vuole destare.