IL RICORDO. Franco Cassano, il filosofo del Pensiero Meridiano

IL RICORDO. Franco Cassano, il filosofo del Pensiero Meridiano

cassano

Franco Cassano, morto lo scorso 23 mattina a Bari, è stato uno straordinario intellettuale. Fa parte della ristrettissima schiera di quelli a cui si dà poca attenzione e si fa poco spazio fin quando ci sono, ma poi si dilatano diventando immensi dopo un po’ che mancano. “Ah, ci fosse ancora Cassano!”, sbotteranno i ragazzi della Dad del Covid quando vorranno capire meglio, o comunque da un’altra angolazione, il mondo in cui si sono ritrovati.<

In queste ore Cassano lo trattano tutti da “meridionalista”, parola straordinariamente equivoca, che al di là della schiera degli specialisti, viene confusa con l’attività di chi chiede e implora qualcosa di più e poi qualcos’altro ancora per il Sud, dove serve di tutto per accontentare clientele sempre più ingorde e affamate. Ma Cassano è stato molto e molto di più di un meridionalista, tanto che quando si trattò di spiegare le sue idee e la complessità del suo pensiero sull’argomento (era il 1996) fu necessario inventare un’espressione nuova che lo fece diventare il filosofo del “Pensiero Meridiano”, titolo della sua opera più importante pubblicata da Laterza e che ha fatto il giro dell’Europa e del mondo.

“La storia del rapporto Nord/Sud è molto complicata. L’identità italiana – argomenta cassano - non è comprensibile senza fare riferimento alla centralità dell’Italia nel Mediterraneo. Purtroppo è un punto assente dalla testa delle classi dirigenti del nostro paese. Nel loro europeismo la nostra collocazione geografica è puramente incidentale. Invece, soprattutto a partire dall’89, lo scenario è cambiato. Ripeto: la storia italiana non si capisce senza il rapporto con il Mediterraneo e se non si tiene conto che l’Italia è uno straordinario punto di intersezione, centro, crocicchio, grande confine tra Nord e Sud, Est e ovest del Mondo”. Insomma, il nostro paese è il punto mediano tra tutte le possibili dimensioni fisiche e culturali. Naturalmente, se mantiene la sua dimensione unitaria.

Per Cassano vi è “una difficoltà di rappresentazione della soggettività civile culturale, politica… che riguarda tutto il paese e non solo il Sud”. Spiega: “L’impressione è che si sia costruita una singolare gerarchia: il meridionale pare un italiano di seconda classe e, a sua volta, l’italiano un europeo di seconda classe”. Tutto questo nasce “da una torsione economicistica della cultura dominante che mette al centro come parametro l’impresa delle zone più forti che si propongono come modello da mimare”. E quando questo accade si viene ovunque rappresentati “attraverso le proprie patologie”. La realtà sparisce e viene ridotta sempre “a una specie di imperfezione del modello”.

Infine: “L’idea del confine, del punto in cui i diversi s’incontrano, del rapporto con l’altro, sono i temi dei grandi intellettuali europei… E’ per questo che non mi sento confinato al Sud ma capace, stando qui, nei miei luoghi, , di collegarmi e portare qualcosa all’Europa, di risvegliare qualcosa che essa corre il rischio di perdere”.

Tutte le citazioni di questo articolo sono tratte dal volume Il divario che non c’è (Memoria editore, 1998) che contiene otto interviste sul Mezzogiorno da me curate. Cassano fu molto contento di pubblicare un’intervista in volume con un titolo così provocatorio. Rivide il testo senza fare alcuna correzione. Ciao Franco, che la terra ti sia lieve.