LA RECENSIONE. Lo zio americano e altre storie di Massimo Veltri (Pellegrini ed)

LA RECENSIONE. Lo zio americano e altre storie di Massimo Veltri (Pellegrini ed)

copertina

Sono un appassionato lettore e ho una particolare predilezione per le raccolte di racconti. Genere non facile, praticato da una minoranza di scrittori, dotati del talento necessario a condensare in poche, pochissime pagine una storia, a tratteggiare uomini e donne con precisione, a lasciare il lettore consapevole di una vicenda e delle sue implicazioni. È ovvio pertanto che “Lo zio americano e altre storie” di Massimo Veltri abbia suscitato la mia curiosità. Una lunga collana punteggiata di racconti brevi, talvolta autentiche istantanee fotografiche, in fila l’uno dietro l’altro in modo apparentemente casuale, senza un preciso ordine cronologico, ma con un evidente filo conduttore, la storia personale dell’autore e il suo intersecarsi con la storia nazionale e mondiale.

Mattoni disposti sapientemente a costruire l’edificio della memoria individuale. Tessere di un mosaico che si va componendo pagina dopo pagina, sino a renderci familiare la figura di un uomo che percorre il secondo dopoguerra, dagli anni cinquanta a oggi. Esponente dei baby boomers, i nati tra il 1945 e il 1965, figli dell’esplosione demografica e della crescita sociale ed economica italiane. Figlio egli stesso di quel formidabile periodo che va dalla fine degli anni quaranta sino alla fine degli anni cinquanta, l’epoca di fondazione del miracolo italiano.

In un percorso narrativo in cui si alternano di continuo l’andare a ritroso e il procedere verso i tempi correnti, affiorano le influenze culturali formative, con evidenti rimandi nei titoli di alcuni racconti (il Bob Dylan di Blowin’ in the wind, Herbert Marcuse dell’Uomo a una dimensione).

E l’incontro con il Sessantotto, il periodo storico in cui sono mature le tendenze della controcultura, con la sua fugacità, che l’autore già intuisce. La scoperta della vocazione all’impegno sociale e politico, l’esperienza parlamentare. E i luoghi, su tutti Cosenza, ove si svolgono le vicende più strettamente personali, ove sono ambientate le storie di uomini e donne che hanno offerto spunti di riflessione ad un uomo che si rivela nei suoi scritti attento osservatore della propria e delle altrui esistenze.

Sicché un giovane uomo e la sua famiglia, oggetto di curiosità sulla spiaggia, portano alla problematica attualissima in epoca COVID dello smart working. E una chiacchierata tra nonno e nipote evoca le responsabilità delle generazioni passate rispetto ai fatti presenti, argomento quanto mai attuale per i protagonisti dell’oggi che si apprestano, nonostante tutto, a consegnare ai loro figli e ai loro nipoti un mondo peggiore.

E c’è la Sila, la montagna dei bacini idroelettrici che conosciuti da bambino si riveleranno premonitori dei suoi interessi accademici, c’è la Sila delle vacanze estive, degli innamoramenti adolescenziali, delle caccie al tesoro. C’è la Sila della scuola pluriclasse del padre maestro, una storia commovente, che oggi spopolerebbe sui social, ma che all’epoca era una storia di ordinario senso del dovere.

Se compito dello scrittore è introdurre il lettore in possibili infiniti mondi non conosciuti, neppure immaginati, e renderlo consapevole della miriade di sfaccettature dell’esperienza umana, ebbene Massimo Veltri ha la statura dello scrittore. E assolve brillantemente ai compiti dello scrittore consegnandoci con i suoi racconti una acuta disamina del reale e del passato, ove affondano le radici del reale. Confezionando un quadro che all’osservazione attenta si rivela composto da infiniti tasselli, che diventano infiniti suggerimenti al lettore, proprio come una composizione di Escher (che anch’egli dà il titolo a un racconto). Con uno stile discorsivo, pacato, eppure incisivo quando v’è da rievocare vicende dai profondi risvolti emotivi. E quando si giunge all’ultima pagina sembra di vederlo, sembra di sentirlo Massimo Veltri, mentre si rivolge ai suoi coetanei e ai fratelli minori delle generazioni successive e dice “Se ve lo foste dimenticato, questa è la nostra storia, una grande storia”. E la somma dei suoi racconti diventa un romanzo, un romanzo familiare, il romanzo di una città, il romanzo di una nazione.