Mazzòla e lignèddhu, ovvero il gioco della lippa.

Mazzòla e lignèddhu, ovvero il gioco della lippa.

lippa         di GIUSEPPE TRIPODI - Il gioco della “mazzòla e ligneddhu”” era prevalentemente estivo o autunnale perché nelle altre stagioni il legnetto avrebbe finito per smarrirsi in mezzo all’erba e alla vegetazione. I ragazzi di campagna, che in genere disponevano tutti di un coltello più o meno grande e più o meno tagliente, se ne costruivano gli strumenti con un ramo di olivo, meglio se stagionato, di sezione variabile da due a un massimo di tre centimetri.

La mazzòla misurava circa sessanta centimetri. Il ligneddhu, che in Toscana e nell’Italia centrale si chiama “lippa” come lo stesso gioco e misurava meno di dieci centimetri (Il gioco della Campana e quello della Lippa (o ciribè), Libreria editrice fiorentina, Firenze, 1983, pp. 11-12) da noi era lungo circa un palmo, dunque da venti a venticinque centimetri.

Il ligneddhu aveva la forma di una spola, con le due estremità terminanti a tronco di cono; sicché, colpito con la mazzòla su una di esse, volava in alto designando una parabola più o meno alta e roteando intorno al suo asse lungo.

I giocatori, in numero di due, dopo aver disegnato in terra un cerchio di un metro o due di diametro, vi si collocavano a turno e colpivano il ligneddhu con la mazza, grosso modo come fa il tennista con la battuta, cercando di allontanarlo il più possibile.

Nel corso di un ‘game’ di complessivi cinque lanci occorreva farne almeno due alzando una gamba e colpendo il ligneddhu da sotto (colpo detto appunto di “sottanca”).

Il giocatore rimasto fuori dal cerchio doveva raccattare il ligneddhu e cercare, con un lancio effettuato con la mano dal punto di caduta, di farlo rientrare nel cerchio difeso strenuamente dall’avversario; questi, solo con la mazzola e mentre il ligneddhu era in movimento, poteva allontanare il pericolo come fa il battitore con la pallina del baseball.

La collocazione del ligneddhu dentro il cerchio dava luogo all’inversione del ruolo tra lanciatore, che conquistava il diritto a battere, e il battitore che, penetrato, doveva ripiegare nel ruolo incomodo di lanciatore.

Se il lancio del ligneddhu finiva fuori dal cerchio il battitore poteva colpirlo due volte all’estremità e, con un colpo al volo, cercare di allontanarlo. Se il ligneddhu finiva sulla circonferenza il battitore aveva a disposizione un solo con un colpo e, se non ci riusciva nell’intento, doveva cedere il posto.

La distanza tra la circonferenza e il luogo di atterraggio del ligneddhu dopo la fine dei tentativi difensivi del battitore veniva misurata con la lunghezza della mazzola. Il numero ottenuto veniva sommato a quello dei lanci successivi.

Vinceva il giocatore che, sommando le mazzolate totalizzate con l’insieme dei lanci, raggiungeva per primo l’ammontare stabilito all’inizio del gioco o quello più alto.