L’ANALISI. E’ polemica sull’Alta velocità, ultimo treno per il sud del Mezzogiorno

L’ANALISI. E’ polemica sull’Alta velocità, ultimo treno per il sud del Mezzogiorno

 

treno

UNO. E’ durato poco più di 24 ore l’entusiasmo per la conquista storica dell’Alta Velocità nel Mezzogiorno e in particolare nel Sud del Mezzogiorno, quello tra Salerno e la Sicilia che pare sprofondare sempre più in solitudine e lontananza non solo dalle punte alte del paese ma dalla stessa parte alta del Sud. Un successo da 24 ore. Giusto il tempo necessario ai parlamentari della maggioranza (a cui per l’occasione s’è aggiunta l’opposizione) per appuntarsi sul petto la medaglia di un traguardo epocale. Ai vincitori, a quanto pare presunti, si sono perfino aggiunti il ff presidente della Calabria, Spirlì, e il presidente della Sicilia Musumeci anche loro a festeggiare e rivendicare meriti e conquiste. Poche ore e s’è scoperto che potrebbe trattarsi di un bidone. Il primo maggio, infatti, non un livoroso avversario politico dei vincitori ma uno dei più autorevoli e antichi quotidiani di questa parte del paese, La Gazzetta del Sud, ha rovesciato il tavolo ridimensionando drasticamente il molto presunto risultato storico.

La Gazzetta è entrata in possesso della documentazione ufficiale e delle schede del Ministero delle infrastrutture. Studiate le carte Antonio Ricchio, che firma quello che di fatto è uno scoop (ma sull’articolo torneremo), scrive documenti alla mano:
Nel Recovery plan inviato dal Governo a Bruxelles emerge anche un’altra certezza: l’Alta velocità ferroviaria progettata tra Salerno-Reggio Calabria permetterà di ridurre i tempi di percorrenza tra lo Stretto e la Capitale dalle attuali 5 ore e 11 minuti a circa 4 ore. Dunque nessuna svolta epocale come invece ventilato da settori della maggioranza parlamentare e dal premier Mario Draghi (sottolineatura mia, ndr) sicuro che i treni viaggeranno sul tracciato indicato a 300 km/h – di una riduzione a tre ore del viaggio tra i due capoluoghi. Il dato – insiste il giornalista – è messo nero su bianco in una delle schede diffuse dal ministero delle infrastrutture relative ai programmi da realizzare”.

Altri dati documentali: l'Av prevista nei documenti avrà un costo di 11,2 miliardi e sarà bell’è pronta (“si stima”, avverte l’attento Ricchio) per il 2030: cioè tra 10 anni.

Noi prendiamo per buoni costi e tempi, anche se in passato sono poi raddoppiati o triplicati. Ragioniamo su 11,2 mld (di euro) e 10 anni di tempo. Quindi, tra un decennio, spesi 11,2 mld andremo a Roma da Villa Sg in 4 ore. Dato che negli anni 2017-2019 abbiamo viaggiato tra Villa e Roma in 4 ore e 31 minuti, avremo abbattuto un tempo di 31 minuti. Infatti, il Villa Sg/Roma, istituito per le furibonde pressioni calabresi e la disponibilità del ministro dell’epoca, che sconfissero malavoglia e inspiegabili riserve delle ferrovie, impiegava – come facilmente verificabile – 4 ore e 31 minuti. Durò due anni poi le ferrovie, cambiato ministro e dileguatesi le pressioni calabresi, senza spiegar nulla a nessuno, cancellarono quel treno anziché moltiplicare quelle corse che viaggiavano sempre a carico pieno. Insomma, l’Alta velocità, quella dei documenti, non quella delle dichiarazioni, ci farà risparmiare 31 minuti dopo 13 anni spendendo “solo” 11,2 miliardi.  

DUE. La Gazzetta del Sud è stata sempre interessata a trasporti e collegamenti dell'area in cui è diffusa forse anche perché, come osservò oltre mezzo secolo fa Lucio Gambi geografo tra i più autorevoli del Novecento, Messina è la “naturale porta d’ingresso della Sicilia”. Da qui la “passione” e l’interesse di quel giornale per un collegamento stabile dello Stretto che col tempo diventò il Ponte (Nino Calarco, direttore della Gazzetta per 44 anni, fu presidente della Società dello Stretto che gestì i progetti scegliendo infine il Ponte). Se il calabrese Ricchio non è tenero sull’Alta velocità e avverte che non c’è “nessuna svolta epocale, come invece ventilato”, l’edizione siculo messinese del suo articolo ha ben altro titolo:

E l’Alta velocità tra Roma e Reggio Calabria è … fasulla”.

Una bocciatura che più bocciatura non si può. Insomma, la Gazzetta sembra far emergere la preoccupazione di ciò ch’è ovvio: se non vi sarà un’alta velocità vera tra Roma e Villa Sg (non quella “fasulla”, uso il termine della messinese) il Ponte o attraversamento stabile sullo Stretto resterà uno spreco inutile e, piaccia o no, improponibile. Difficile bruciarci sopra chissà quanti miliardi.

Il presidente della Sicilia Musumeci ha detto che lo Stretto deve attraversarsi in pochi minuti. Si può. Ma a che serve se da Roma a Villa ci vuole una vita e se poi da Messina per Catania e per Palermo ce ne vuole un’altra? Che senso ha risparmiare tempo sullo Stretto (già ora possibile in attesa del Ponte o di quel che sarà con traghetti più lunghi e treni più corti) se per il resto ci si muoverà come le lumache? Lo sa Musumeci che le proposte per l’Alta velocità previste in Sicilia (Sa/Villa Sg a parte) non modificheranno di una virgola la separatezza tra i grandi centri urbani dell’isola che la penalizzano e ne bloccano la crescita? L’attraversamento stabile ha senso se da Roma a Messina s’impiega tre ore e qualche minuto. Se da Roma a Catania, dove Musumeci abita e da dove non prende un treno chissà da quanto, si arriva in tre ore e mezzo (ho un ricordo terribile di un viaggio da Catania, dove abitavo nel 1970, a Roma). E se a Palermo si arriva in quattro ore e qualcosa.

TRE. Dall’attuale dibattito sull’Av emerge una preoccupante incomprensione del tema. Come se il punto fosse quello di una banale riduzione di minuti. Invece il problema è di rilievo strategico perché si tratta di promuovere spinte globalizzanti che già agiscono e operano. Sempre di più sarà così. In tutto il mondo. Impiegare, come s’impiega, 57 minuti tra Milano e Torino non significa solo far presto, ma unificare due grandi aggregati umani moltiplicando le possibilità e potenzialità dei territori e degli abitanti. Significa studiare alla Bocconi e respirare a piazza Statuto o insegnare al Politecnico e contaminarsi con le culture lombarde. Bologna e Firenze in 30 minuti, sono un’unica metropoli. Napoli e Roma in circa un’ora, idem. Sono molte le città dove per raggiungere il posto di lavoro o di studio si impiega di più. E' dentro questa modifica storica ormai irreversibile che bisogna operare. Nel 2030, quando dopo 13 anni ci si vorrebbe far risparmiare 31 minuti tra Roma e Villa, potrebbe già esserci un treno Hyperloop che collega Roma e Milano in 30 minuti. In altre parti del mondo è già così.

Sarà così anche da noi? Forse. Certo, faranno molto prima Germania e Danimarca che hanno già avviato i lavori per un attraversamento stabile (autostrada e ferrovia) in fondo al mare del Nord (circa 16 chilometri). Si moltiplicano le possibilità per tutti. Gli imprenditori hanno spazi, stimoli più numerosi e importanti, le possibilità di lavoro crescono e si moltiplicano. E insieme si ridurranno drasticamente i voli aerei che provocano pesanti e pericolosi inquinamenti. Connessioni, contaminazioni, riduzione delle distanze fanno crescere cultura economia e pil. Competenze, tecniche e culture si contaminano e moltiplicano le potenzialità di tutti. E’ di questo che si tratta. Ecco perché bisogna pretendere quel che serve e non una aggiustatina ai treni del secolo scorso.

La questione meridionale è stata ed è ancora oggi una questione di separatezza, con micidiali fratture al proprio interno e col resto del paese e del mondo. E’ il nodo che va affrontato per capire quanto sia strategicamente importante vivere tutti insieme inquinando il meno possibile.