APPUNTI (elettorali/4). REGIONALI, CALABRIA, ITALIA

APPUNTI (elettorali/4). REGIONALI, CALABRIA, ITALIA

calabria capovolta

UNO. Calabria. Quindi, sostengono tutti i sondaggi, alle Regionali calabresi vincerà Roberto Occhiuto. Dopo di lui, talvolta a ridosso altre ben distanziata, viene data la Bruni. Poi, laggiù in fondo, gli altri due (De Magistris ed Oliverio) senza storia e come in transito verso la dimenticanza e la dissolvenza. E’ questo il quadro disegnato con cui i calabresi dovranno fare i conti.
Tutto chiaro e tutto deciso, dunque? Non proprio. I sondaggi, che in gran parte hanno sostituito il dibattito dei partiti che sembrano limitarsi a usarli (spesso abusandone), segnalano anche altri fenomeni che, pur potendo condizionare in modo decisivo il risultato fino a ribaltarlo, non vengono presi in considerazione.

Pochi calabresi hanno fin qui capito, per non dire di giornali e partiti in grave crisi, che la componente più consistente dell’universo politico in Calabria (ma anche in altre parti del paese) è quella degli indecisi, cioè di coloro che ancora non sanno come (e se) voteranno. Né si tiene conto che in Calabria è in atto, a partire dalle elezioni vinte da Oliverio (dopo Scopelliti), una gigantesca fuga dal voto. Oliverio fu incoronato in una elezione a cui partecipò solo la minoranza dei calabresi: circa il 44 per cento dell’elettorato (15,20 punti in meno delle elezioni precedenti). Più o meno la stessa performance a cui restò inchiodata la Santelli. Dimostrazione limpida e superpartes della perdita di fiducia dei calabresi nei confronti della Regione come strumento per risolvere i problemi della Calabria.

Indecisi e non votanti (anche se non dovessero diminuire rispetto al 44 di Oliverio e Santelli) fisseranno dunque vittorie e sconfitte. E dato che l’astensione riguarderà prima di tutto (anche se non solo) ceti e strati sociali meno politicizzati (vi sarà anche un'astensione iperpoliticizzata ma, come sempre, di scarso peso) lo scontro nelle urne sarà ancora, e prima di tutto, bipolare: alla fine dovrebbe quindi vincere il Cdx o il Csx.

DUE. Italia. Le elezioni del 3 e 4 ottobre nel paese secondo i più accreditati osservatori della politica italiana, annunciano una netta vittoria del Csx: l'esatto contrario della Calabria. Sembra un’affermazione anomala e di parte in un paese in cui il tam-tam della politica annuncia da mesi e mesi la prossima inevitabile vittoria del Cdx italiano. La Meloni con determinazione e Salvini, sia pure con maggiori cautele, chiedono un giorno sì e l’altro pure che si vada al voto sicuri di vincere. Nei momenti in cui non bisticciano per affermare la propria supremazia sul Cdx, sarebbero perfino disponibili ad eleggere Presidente della Repubblica Draghi (che un uomo della destra non è), con tanti saluti alle ambizioni di una vita di Berlusconi, pur di andare al voto e prendersi il governo. Intanto il Csx, al contrario, chiede con implacabile fermezza che si voti alla scadenza naturale, cioè il più tardi possibile, non prima di due anni (se proprio non si può dopo), nella speranza che col tempo cambi qualcosa.

Nonostante questo quadro le valutazioni sulla prossima vittoria in Italia del Csx il 3 e 4 ottobre sembrano univoche. Il Csx stravincerebbe a Bologna e forse subito anche a Milano (cuore del leghismo salviniano oltre che dell’economia italiana). Arricchirebbe poi il carniere (ri)conquistando Roma (la patria della Meloni) sia pure dopo il ballottaggio e l’uscita di scena della Raggi a favore di Gualtieri. Con certezza vincerebbe anche a Napoli, nonostante il disastro di De Magistris che (correttamente) non viene accollato al mondo del Csx ma ad una bizzarra componente populista imperniata su chiacchiere e bandana. A Napoli potrebbero addirittura andare al ballottaggio col Csx Antonio Bassolino che è impossibile non collocare nello stesso schieramento. Incerta per il Csx solo la (ri)conquista di Torino, dove però non viene escluso, magari dopo l’ultima curva del primo turno, un possibile recupero del Csx grazie a un aggiustamento coi 5s.

La stridente confusione tra un Cdx dominante in Italia e un Csx che conquista punti strategici del potere italiano può spiegarsi solo col disfacimento del vecchio sistema politico del paese e una spinta verso una ricomposizione che tenga conto di quel che è frattanto accaduto.
In passato Csx che Cdx hanno retto grazie ad una componente politica interna, egemone e maggioritaria, in grado di unire e gestire l’intera coalizione. La caduta di Berlusconi nel Cdx e l’indebolimento progressivo del Pd culminato nella nascita dei 5s, hanno fatto saltare quel meccanismo. Ma mentre il Csx, inizialmente svuotato dai pentastellati e più fragile dell'avversario, può oggi assorbire straordinarie occasioni e risorse politiche dall’Europa riacciuffando buona parte di quanto ha perduto, il Cdx di Salvini e Meloni appare incapace di farsi unificare. Sembra destinato a restare diviso tra il Cdx indebolito di Salvini e il Cdx, fiero e isolato, della Meloni. Nella Lega, tra i suoi elettori, c’è un’ampia componente conservatrice, democratica, liberale che può accettare (ed ha accettato in passato) l’alleanza con la destra estrema e Fdi ma alla condizione che Fdi sia un piccolo partito.
Il futuro dell’Italia, per non diventare caotico e imprevedibile, potrà muoversi solo tra un Csx fortemente europeo e un Cdx nettamente europeo. Ma mentre l’ipotesi europeista del Csx è a portata di mano, quella del Cdx avrà bisogno di tempo per una maturazione lontana dalle furbizie.  
E’ un problema che va forse oltre il nostro paese se anche un quotidiano intelligente e lungimirante come il Foglio, che di sinistra certo non è, propone una traccia geografica della crisi della destra spaziando dagli Usa al Canada, dalla Francia all’Austria, dal Brasile alla Germania, a Israele e al Regno unito… Cos’hanno in comune paesi tanto lontani e diversi? Il Covid che ha modificato la percezione dei problemi del mondo forse togliendo spazio al un certo sentire della destra che abbiamo conosciuto.

TRE. Italia e Calabria. La Calabria viene oggi percepita e segnalata distante dal sentire e dalle dinamiche del resto d'Italia in un momento in cui il Cdx (ad eccezione di Fi) annaspa in grandi difficoltà nei cuori più significativi e pulsanti delle grandi capitali italiane. Di curioso c’è che gli analisti politici, nel valutare le conseguenze del voto del 3 e il 4 ottobre mentre fanno pesare Comuni come Roma e Milano, Bologna, Napoli e Torino, non assegnano peso alcuno al voto della regione Calabria.
La sensazione è che l’immagine di questa regione sia ormai consegnata al mondo irreversibile delle anomalie (curiose e selvagge) che, proprio perché eccezionali, non possono essere in alcun modo utilizzate per avere un’idea di quel che accade o potrebbe accadere in Italia. La conseguenza di questo sentire sempre più diffuso, che va rapidamente rovesciato prima che si cementifichi, è che la Calabria resta estranea alla percezione del paese sia come occasione e terra di sviluppo sia come terra da correggere nelle sue storture.

La prima contromossa per i calabresi, piaccia o no, è andare al voto e scegliere tra Cdx e Csx. Ai due schieramenti non esiste, qui ed ora, alcuna alternativa. La pandemia ha dimostrato che senza l’Europa l’Italia sarebbe già oggi dentro una crisi che avrebbe probabilmente disfatto il paese sbriciolando regioni e terre come la Calabria. E’ per questo che il voto calabrese, ancor prima che per rieleggere la Regione (che andrà riformata profondamente e in direzione opposta al federalismo differenziato riproposto spudoratamente e con vergognosa arroganza da Salvini nelle ore scorse in Calabria) potrebbe e dovrebbe servire per ricollocare i calabresi dentro una storia progressiva del nostro paese.