L’ANALISI.  La Calabria, il Partito Democratico e Nicola Irto

L’ANALISI.  La Calabria, il Partito Democratico e Nicola Irto

irto

UNO. E’ una buona notizia per la Calabria, quella del prossimo congresso del Pd. Significa la restituzione di quel partito ai suoi iscritti calabresi. Avere commissariato per tre lunghissimi anni il Pd, che è e continua ad essere uno dei partiti fondamentali per garantire una regolare dialettica democratica nella nostra regione, è stata una calamità. Tre anni dopo il commissariamento restituisce alla Calabria un Pd indebolito e più fragile di prima e per alcuni aspetti meno credibile.

Non soltanto perché alcune simboliche vicende politiche di questo tempo per quel partito si sono trasformate in una serie di disastri: dal modo in cui è stata affrontata successione di Oliverio, alla fallimentare candidatura di Callipo, all’ultima e recente invenzione di un’aggregazione che avrebbe dovuto nascondere, ma invece ha esaltato, la sequenza di fallimenti commissariali intervenuti nel frattempo. Ma soprattutto perché il commissariamento ha allontanato il popolo del Pd dal proprio partito impoverendo impegno e militanza in modo drastico. Ma un partito senza la militanza e senza il controllo vincolante dei suoi iscritti, si risolve necessariamente in una macchina di potere al servizio di potenti.

L’impressione, certo dall’esterno, è che il Pd si sia ridotto in questi tre anni in una serie di gruppi ognuno dei quali capitanato da un leader (ma la definizione è inappropriata!) che punta soprattutto alla propria sopravvivenza politica e alla carriera. E’ così anche negli altri partiti calabresi ma impressiona che un partito depositario della grande tradizione della militanza dei cattolici e delle sinistre (quelle radicali del Pci e parte delle sinistre laiche e socialiste) abbia infragilito proprio gli elementi della partecipazione popolare che facevano la differenza tra quel mondo e il policantismo.

DUE. In questo quadro la candidatura di Nicola Irto a segretario regionale calabrese del Pd è una sorpresa ed un avvenimento insolito nella pratica diffusa dei politici della nostra regione. Intanto, la sua scelta, arriva un po’ dopo un’elezione regionale in cui il Pd non è uscito bene ma in cui Irto ha avuto una straordinaria affermazione di consensi. Un quadro che gli avrebbe consentito (volendo) di restar quieto e buono per affrontare in tutta serenità, e da una posizione di forza, nuove scalate di potere a partire dalle prossime elezioni politiche nazionali inseguendo progetti più ambiziosi senza nulla rischiare sul piano personale.

Ma questa prima sorpresa viene coperta dalle proposte, molto più clamorose, che emergono dal progetto politico con cui l’ex presidente del Consiglio regionale si propone come leader calabrese del Pd (vedi le 18 cartelle del documento: “Rigenerare in Calabria i valori del Partito democratico. Nicola Irto, candidato segretario, Pd della Calabria”)

La fondamentale rottura politica che Irto propone è quella di una ricomposizione dei poteri delle Regioni (e quindi della Regione Calabria). Il contrario di quanto chiede quasi l’intero ceto politico meridionale di tutti i partiti, Pd compreso, che puntano a maggiori poteri e maggiore autonomia per avere a disposizione più possibilità e più ampie occasioni di carriera. “La sfida – scrive Irto nel documento con cui si propone (e scripta manent)  – è riformare le Regioni che si sono progressivamente snaturate … Oggi non sono più gli enti di indirizzo, programmazione e controllo disegnati dal legislatore costituzionale ma centri di amministrazione, di gestione del potere e creazione di privilegi”. E ancora: “La brutta pagina di rinnovati egoismi regionali legata al progetto dell’autonomia differenziata ha fatto tornar d’attualità la necessità di una correzione dell’impostazione politico-istituzionale di questi anni. Ai cittadini italiani, da Bolzano a Lampedusa, devono essere riconosciuti uguali livelli essenziali delle prestazioni. Per questo alcune materie come sanità e l’istruzione non possono che essere gestite dallo Stato centrale. Migliorare le Regioni, a mio avviso, significa sgravarle di compiti su cui finora hanno fallito”.

TRE. Ma il punto di maggiore e più esplicita rottura, rispetto al Pd che la Calabria ha conosciuto, è quello che Irto propone venga costruito tra chi dirige il partito e i suoi iscritti. Una proposta che, se veramente realizzata, condizionerebbe lo stesso potere del segretario del Pd (quindi di Irto) trasformandolo in un leader politico anzichè in un capo partito.

“Bisogna tornare – afferma il documento - tra le persone, e rimanerci con continuità, perché finora lo abbiamo fatto solo nei momenti elettorali, figli, e troppo spesso artefici, di una storia di un lungo commissariamento che ci ha allontanato dalla partica quotidiana del dibattito, degli incontri, delle iniziative … E’ necessario che il partito impari nuovamente a camminare sulle gambe della democrazia interna … dovrà eliminare il cordone ombelicale delle pseudo correnti …”.

E poi l’impegno più solenne sul quale sarà corretto, in futuro, giudicare la riuscita o il fallimento dell’operazione che Irto propone: “Il Pd sarà chiamato a essere ‘una vera e autentica comunità politica’ , non più un insieme di gruppi che finora si sono alleati o scontrati per interessi e senza un vero progetto politico”. Insomma, è la conclusione su questo punto strategico. “Il Pd dovrà essere rifondato sin dalle sue fondamenta, deve tornare ad essere in Calabria un luogo d’incontro e formazione, punto di congiunzione tra i cittadini e le istituzioni, veicolo di trasferimento dai problemi dei cittadini all’interno dei palazzi di governo”.

Un progetto ambizioso, quindi. E di non facile realizzazione. Se avesse successo provocherebbe una modifica sostanziale dell’intero sistema politico calabrese e non del solo Pd. Insomma, una vicenda, quella promossa da Irto, da seguire con attenzione e, soprattutto, con spirito critico perché la crisi della politica nella nostra regione è uno degli elementi che più condizionano la vita dei calabresi.