REGGIO. La proroga, e il quesito di Alfano: come uscire dalla trappola?

REGGIO. La proroga, e il quesito di Alfano: come uscire dalla trappola?

AA      di MASSIMO ACQUARO - Allora facciamo bene i conti. Il ministro Alfano deve, nel giro di un paio di settimane, proporre al governo se il commissariamento del comune di Reggio debba o meno proseguire. In Commissione antimafia al ministro hanno teso una bella imboscata: con una certa dose di (ben informata) perfidia gli hanno ricordato la prefazione scritta per la bibbia complottista del cdx reggino, ossia per il pamphlet stampato per denunciare che la ndrangheta a palazzo San Giorgio l’avevano piazzata i fantomatici nemici della città. Alfano, che è uno sveglio, se l’ha cavata bene: giudicatemi per i miei atti ufficiali (come ministro), ha detto, lasciando intendere che le chiacchiere detto o scritte come capopartito vanno a zero.

La sortita è buona, ma non porta da nessuna parte. Soprattutto non aiuta Scopelliti ed i suoi che chiedono, ormai quasi tutti i giorni, che si vada a votare mandando a casa la terna commissariale.

Sia chiaro la terna è la terna e non Mandrake. Sono onesti burocrati di Stato, ma non è questo ciò di cui la città ha un disperato bisogno. Ciò detto, e quindi escludendoci dal partito delle forche, la questione è solo politica.

Se Alfano vuole essere giudicato per i suoi atti ufficiali, allora la partita è già chiusa: tutti gli atti ufficiali, quelli della terna, quelli della prefettura, quelli della procura della Repubblica, della questura, dei carabinieri, dei finanzieri, della DIA, e forse pure quelli della polizia municipale, dicono che la ndrangheta non è stata sradicata dal comune di Reggio, anzi che occorre ancora un duro lavoro. Da questo lato quindi nulla di buono per il cdx reggino.

Poi c’è il documento antimafia che Letta ed Alfano hanno pubblicizzato in pompa magna una decina di giorni or sono. A leggerlo si scopre non solo che le misure di scioglimento antimafia sono blande ed inefficaci, per cui devono essere rese più severe e dure, ma che vanno anche estese alle regioni.

Avete letto bene. Il documento auspica, addirittura modificando la Costituzione con la riforma del Titolo V imposta da Renzi alla politica, che si possano sciogliere per infiltrazioni i consigli regionali, oltre quelli comunali e (i liquefatti) consigli provinciali. Nero su bianco in un documento con lo stemma di palazzo Chigi.

La regione Calabria, più della Sicilia (il cui statuto speciale è invalicabile), sarebbe ovviamente in prima fila nella nuova mannaia che Alfano auspica. D’altra parte se sono in pool position i comuni calabresi, perché non dovrebbe essere così per palazzo Campanella che ha anche il (s)vantaggio di essere a Reggio come palazzo San Giorgio e di avere avuto negli anni qualche consigliere in manette?

Quindi? Quindi probabilmente Alfano è uscito bene davanti all’Antimafia, ma si è impiccato ad una scelta inevitabile: la proroga del commissariamento. Al Viminale non c’è un bel clima, loro di pressioni politiche calabresi non ne vogliono sapere. Le carte sono tutte per la proroga per cui se Alfano (e Letta) vogliono farsi belli con Scopelliti si accomodino pure, ma dovranno metterci la faccia.

E soprattutto non facciano perdere tempo con il libro dei sogni della lotta alla mafia pubblicato in bella mostra sul sito ufficiale del Governo.