IL RETROSCENA. Scopelliti, Alfano e la proroga del Commissariamento a Reggio

IL RETROSCENA. Scopelliti, Alfano e la proroga del Commissariamento a Reggio

al-sc     di ALDO VARANO - La proroga del Commissariamento del Comune di Reggio, in gergo giornalistico, è una classica non-notizia. L’avevano annunciata tutti perfino quelli che di solito si distraggono. Negli ultimi giorni lo si era al di là di ogni dubbio non tanto dal comizio di Scopelliti a piazza Italia, quanto dalle parole di Alfano la mattina successiva nella sala Green. Precisato che Scopelliti non lo aveva mai tirato dalla giacca (tradotto: quindi la proroga non rimette in discussione il nostro feeling politico) il ministro aveva aggiunto che “qualunque scelta” fosse intervenuta il Ncd era in grado “di spiegarla” alla propria parte e alla città; e si spiega una scelta che non piace: la proroga, appunto. Infine, l’incidente (forse) del falso annuncio, era stato spiegato come un banale disguido. Un disguido però che rendeva la notizia – la proroga – un atto pubblico e ufficiale.

Ma se si tratta di una falsa notizia perché scriverne? Perché spesso le non-notizie, interrogate correttamente illuminano scenari oscuri e poco comprensibili.

Prima domanda. Perché il Consiglio dei Ministri, mentre in paese è aggrovigliato in problemi complicati e drammatici, si riunisce con all’ordine del giorno l’unico argomento della proroga? La risposta: per impedire la scadenza dei termini, è sbagliata. I giuristi spiegano che i termini di legge rispetto alla data entro cui prendere la decisione non sono “perentori” ma soltanto “ordinatori”. Insomma, si potevano tranquillamente aspettare nuovo governo e nuovo (?) ministro dell’Interno.

Allora l’ipotesi più probabile è che Alfano (e il ncd) si sia voluto mettere al riparo da voci e incidenti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sua riconferma all’Interno, obiettivo suo e del Ncd (quel ministero disegnerà i nuovi collegi elettorali).

Dopo la proroga la posizione di Alfano appare (felicemente) tormentata ma chiara: lo scioglimento è stato un errore ma io ministro garantisco il rispetto della legge e, perfino, della prassi. La prassi è che in Italia mai il Cdm ha rifiutato una proroga chiesta dai Commissari prefettizi e inoltrata a Roma ufficialmente dal prefetto della città che ha sentito il Comitato dell’ordine pubblico. Rifiutare la proroga o lasciarla appesa facendo intendere che Alfano non volesse approvarla avrebbe significato ostilità contro la struttura del Ministero dell’Interno senza il cui appoggio, secondo un’antica diceria, è impossibile fare il ministro e lasciare un'arma nelle mani dei nemici del Ncd.

Il disguido (forse) del comunicato del Cdm che annuncia la proroga e poi non la fa, se da un lato ha smosciato la notizia aiutando Scopelliti, dall’altro aveva creato la sensazione che Alfano tra le ragioni del ministero e la sua amicizia con Scopelliti, avesse optato per quest’ultima. Da qui la necessità di riunire il Cdm e tagliare il nodo in modo ufficiale, tagliando nel contempo le unghie di chi volevano caricare ad Alfano, dopo la sua infelice gestione della bambina Kazaka restituita al dittatore di quel paese, la forzatura di una decisione di Alfano a favore del suo amico Scopelliti per indebolire la sua candidatura all’Interno.

Seconda domanda. Scopelliti era stato informato di quale fosse la situazione della proroga prima del comizio in cui l’ha richiesta? Personalmente, credo di sì; direi che si possa metodologicamente darlo per scontato. Ma allora, perché insistere col rischio di apparire poco potente? La sensazione è che Scopelliti dall’angolo del rinvio abbia cercato di ricavare il massimo. Con la sua richiesta, da un lato, ha esaltato l’autonomia di Alfano lasciando immaginare all’opinione pubblica che abbia deciso (dura lex sed lex) a prescindere dal Governatore. Un assist ad Alfano e se stesso. L’intero Ncd di cui Scopelliti è parte è sì una squadra, ma una squadra che guarda, prima di tutto, all’interesse del paese (che poi sarebbe l’esatto contrario del berlusconismo che s’è mosso tra i mille impacci personali del suo leader e sei suoi amici): questo il segnale.

Ma il suo obiettivo centrale, forse, è stato più ambizioso. L’ex sindaco è convinto (e pare difficile dargli torto) che per Reggio i prossimi sei mesi saranno peggiori dei 18 alle spalle. A chi far pagare il disagio che verrà? Lui potrà sempre dire che lo aveva detto che bisognasse votare subito e che quindi la colpa è di chi non solo non l’ha chiesto ma ha fatto di tutto perché non accadesse.

Terza domanda. La non notizia del rinvio dal punto di vista politico chi aiuta? Non il Ncd. Il rinvio tra i tanti limiti a cui va incontro ha un grande merito: consente a tutte le forze politiche, sociali e culturali della città di programmare, se ne avranno voglia, e lavorare a una strategia e un programma per il rilancio della città