AREA DELLO STRETTO. L'Italia spezzata: dall'ideologia del Ponte a zero investimenti

AREA DELLO STRETTO. L'Italia spezzata: dall'ideologia del Ponte a zero investimenti

la-ferita       di ENZA BRUNO BOSSIO e DEMETRIO BATTAGLIA* - (riceviamo e pubblichiamo) Quel che sta accadendo nell’area dello Stretto dimostra quanto fosse ideologica la discussione che, fino a qualche tempo fa, si era sviluppata attorno alla questione del Ponte. Si è infatti passati

dalla proposta di realizzazione di una mega opera dai costi enormi e indefiniti alla totale assenza di interventi (e anche di interesse e dibattito) sul tema cruciale della mobilità in questa area che costituisce, senza alcun dubbio, uno dei nodi fondamentali del sistema dei trasporti italiano ed europeo. Insomma da una previsione di spesa di 10 miliardi si è passati, senza colpo ferire, a zero”.

“Eppure le cifre citate nel corso delle audizioni ci parlano di un traffico di persone e di merci enorme: ogni giorno attraversano nei due sensi lo Stretto 2.200 auto, 35 carrozze passeggeri, 50 bus, 4000 pedoni. In cifra assoluta 800.000 camion all’anno e 2,3 milioni di auto. Tutto ciò a testimonianza che quest’area resta un nodo di traffico straordinariamente importante non solo per la Calabria e la Sicilia ma per il Nord ed il Sud dell’Europa.

Questa realtà e tutti i problemi che ne conseguono oggi non solo non viene affrontata ma viene completamente ignorata. Come leggere, altrimenti, l’intenzione manifestata dall’AD delle Ferrovie Moretti che ha annunciato addirittura l’intenzione di procedere alla vendita delle bluferries, che significherebbe soltanto un’ulteriore impoverimento dell’offerta di trasporto?

In questo quadro, tuttavia, non possiamo non segnalare con grande soddisfazione la sinergia mostrata dai sindaci e dagli amministratori nelle audizioni in Commissione trasporti, che riteniamo fondamentale per affrontare sia il nodo della mobilità nello Stretto di Messina sia lo sviluppo di un’area che ormai costituisce una continuità territoriale sin da Salerno”.

“Tutto ciò nella consapevolezza della difficoltà ad intervenire efficacemente in un contesto che oggi ci presenta la realtà di un paese a due velocità. L’idea, infatti, che ci sia un Paese che possa correre e un altro che invece è condannato a restare fermo emerge nell’impostazione dell’Ad delle Ferrovie Moretti, del Presidente dell’Anas Ciucci e, talvolta, dello stesso Ministro. Anzi, in particolare per quanto riguarda il tema delle ferrovie Moretti esplicitamente continua ad insistere sulla linea della rinuncia agli investimenti con la motivazione che questi non siano economicamente sostenibili perché riferite ad aree demograficamente meno dense rispetto al resto del Paese. Ma è un cane che si morde la coda: la densità è determinata anche dallo sviluppo economico e turistico a loro volta determinati dallo sviluppo delle infrastrutture”.

“E’ arrivato il momento che soprattutto le Regioni Calabria e Sicilia si assumano pienamente le proprie responsabilità, a partire da un uso strategico dei fondi strutturali per proporre soluzioni di sistema. Soluzioni, ad esempio, che facciano dello scalo di Reggio Calabria non una piccola aerostazione calabrese ma l’aeroporto internazionale dell’area dello Stretto quale nodo strategico dell’intero Mediterraneo e che realizzino l’intermodalità del porto di Gioia Tauro oggi impedita dalle inadeguatezza delle gallerie che impediscono il passaggio dei container. Solo in questo modo sarà possibile aprire con il Governo una dialettica positiva che faccia dello Stretto un’area strategica per lo sviluppo dell’intero Paese”.

*deputati Pd