L'affondo di Francesco contro populismo e nazionalismo che alimentano odio e indifferenza

L'affondo di Francesco contro populismo e nazionalismo che alimentano odio e indifferenza

papa

L'"indifferenza", terreno fertile di "particolarismi" e "populismi", dove cresce "rapido l'odio". Papa Francesco, ricevendo in Udienza una delegazione del 'Simon Wiesenthal Center', impegnato da anni a combattere ogni forma di razzismo delle minoranze, si è detto preoccupato per l'aumento "in tante parti del mondo, di un'indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a se stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria".

Non solo. Dal Pontefice arriva una condanna per le "barbare recrudescenze dell'antisemitismo" a cui si assiste ancora oggi e una invocazione a fare silenzio "per ascoltare il grido dell’umanità sofferente" e per comprenderla, contro. Silenzio che "aiuta a custodire la memoria. Se perdiamo la memoria - ha rimarcato -, annientiamo il futuro".

Il silenzio quindi aiuta a "non diventare indifferenti", ha aggiunto ricordando la liberazione, il 27 gennaio 1945 - del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, "anniversario dell'indicibile crudeltà che l’umanità scoprì settantacinque anni fa" e che deve essere un richiamo a "fare memoria". E Francesco ha ricordato anche la sua visita ad Auschiwitz nel 2016, quando nel campo di concentramento sostò in silenzio in preghiera.

"Non mi stanco di condannare fermamente ogni forma di antisemitismo", ha affermato invitando a seminare la pace e a coltivare insieme il terreno della fraternità perché è "attraverso l'integrazione, la ricerca e la comprensione dell'altro che tuteliamo maggiormente noi stessi.

 Perciò è urgente reintegrare - ha sottolineato - chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione".

E i primi chiamati a assumere questo impegno sono i cristiani e gli ebrei insieme, ha poi proseguito citando la Dichiarazione Nostra aetate in cui si sottolinea che c'è un ricco patrimonio spirituale comune che "dovremmo scoprire sempre più per metterlo al servizio di tutti". "Sento che, oggi in particolare - ha continuato il Pontefice -, siamo chiamati proprio noi, per primi, a questo servizio: non a prendere le distanze ed escludere, ma a farci vicini e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità. Se non lo facciamo noi, che crediamo in Colui che, dall'alto dei cieli, si è ricordato di noi e ha preso a cuore le nostre debolezze, chi lo farà?".

     "È tanto importante educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale", ha detto inoltre Francesco rimarcando il grande lavoro del Centro Wiesenthal per mantenere viva la memoria dell'Olocausto. "Ormai da decenni esistono contatti con la Santa Sede: ci accomuna il desiderio di rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana, una dignità che spetta a ciascuno in ugual misura indipendentemente dall'origine, dalla religione e dallo status sociale", ha concluso. (fonte agi)