CASSANO. Ma chi uccide un bambino non è mai uomo d'onore

CASSANO. Ma chi uccide un bambino non è mai uomo d'onore

VB     di VITO BARRESI - Non mi uccidere avrebbe potuto dire con la sua voce di bambino il piccolo Cocò al suo cinico assassino. Non mi uccidere e non strappare il cuore agli altri intorno a me.

Parole che non lo avrebbero salvato

dall'infanticidio, che non hanno impedito il femminicidio della bella marocchina, Betty Taoussa, ventisettenne che aveva un tatuaggio con la pergamena sul braccio, il lettering dell'amore a lei sacro, “il mio uomo Peppe”, Giuseppe Iannicelli, 52 anni, sorvegliato speciale, la vittima prescelta dai killer in azione nella crudele strage di Cassano allo Jonio.

Sul luogo del delitto, scorci di un maniero rurale che prima era orgoglio e simbolo della città dell'olio, spira un vento gelido che solleva la polvere nera che resta dopo il fuoco orrendo, mondando nell'aria l'odore di corpi bruciati rimasto tra gli angoli spettrali di un rudere gotico dove qualcuno, impazzito d'odio e di vendetta, ha girato la brutta copia di un dark movie senza sceneggiatura, vagamente al colore di Quentin Tarantino.

Chi uccide un minore non è mai un uomo d'onore. Era questo il codice di 'ndrangheta che valeva un tempo è che oggi è svanito nella masseria degli orrori con tanto di stemma nobiliare.

L'infanticidio di Nicolino Campolongo è avvenuto con modalità aberranti. La nera dettaglia testualmente: il cranio spappolato, esploso a causa del calore e del piombo. Al bimbo non è stato risparmiato nulla. Gli hanno prima devastato la testa con un solo proiettile e, poi, bruciato il corpo. Urlava e li aveva fatti innervosire.

Anche se i bambini nascono per essere sempre felici, la storia della sfortunata creatura l'ha racconta Franco Corbelli, leader di diritti civili in Calabria: aveva ancora due anni ed era in cella per oltre un mese insieme alla madre. Per 8 ore al freddo chiuso nella gabbia dell'aula bunker del tribunale, presente a una udienza del processo con la mamma imputata. Il 22 dicembre i giudici concedono un permesso. Nicolino torna a casa per trascorrere il Natale.

Risuonano amare le parole di Corbelli: “ho fatto di tutto, ho lottato per oltre un anno, per aiutare e salvare questo bambino e la sua giovane mamma. Tutto quello che ho fatto, purtroppo, non è servito a niente. Hanno prevalso la ferocia, la barbarie, la crudeltà. E non si sono fermate nemmeno di fronte ad un bambino, un piccolo angelo, che il Signore oggi ha accolto in Paradiso.

I resti di Nicolino sono stati pietosamente raccolti in un piccolo sacchetto di plastica dagli uomini della legge. E portati in silenzio, grave, tombale, al più vicino obitorio di Castrovillari.