di ROSA CHILÀ -Vive a Mammola Zio Cosimo persona umile e gran lavoratore, fan sfegatato dei QuartAumentata.
Mi trovavo una sera a cena, a casa di amici quasi tutti calabresi e tutti a Torino per motivi di lavoro.
Ragazzi simpaticissimi accomunati dalla loro voglia di musica e compagnia perché la musica aggrega e quella della terra natia fa calore di casa.
Tutti sapevano suonare tutto: chitarra, armonica a bocca, lira calabrese, organetto, tamburello ed altro ancora.
In particolare un ragazzo, simpaticissimo solo per le espressioni del viso, allietava la serata.
M.D. un componente dei 4+ (QuartAumentata) un gruppo musicale della Locride che dà suono e voce a tanti canti della tradizionale popolare calabrese.
Ad un certo punto MD mi venne vicino e mi disse:
“Signora, la conoscete la storia dello zio Cosimo?”
“No, non la conosco.”
“Ora ve la racconto.”
“Come sapete io faccio parte dei 4+ e già da tanti anni cantiamo e suoniamo a Reggio, in provincia ma anche in giro per il mondo.
Abbiamo un fan affezionatissimo, un signore anziano che non manca a nessuno dei nostri concerti tanto che è diventato la nostra mascotte.
Si chiama Cosimo ma ormai tutti lo chiamiamo zio Cosimo.
Dovevamo tenere un concerto a Milano e gli chiedemmo di venire con noi.
Zio Cosimo non aveva mai viaggiato in aereo ed aveva paura del volo ma era tanta la gioia dell’invito che non esitò e disse di sì.
Salì sull’aereo, molto disorientato e preoccupato, e lo facemmo accomodare in una delle poltrone riservateci.
Quando l’aereo cominciò a rullare sulla pista, Zio Cosimo si aggrappò ai braccioli del sedile non mancando di sincerarsi più volte della buona chiusura della cintura.
Dispensava sorrisi a destra e a manca ma era tanto pallido quanto pietrificato.
Seguì con estrema attenzione tutte le istruzioni che il personale di volo dà alla partenza e si chinò persino a controllare il giubbotto salvagente.
Presa la rotta, la voce del Comandante: “siamo partiti da Reggio Calabria diretti a Milano dove si prevede di atterrare alle ore … buon viaggio”.
Era veramente troppo!
Zio Cosimo “sfoderò” la cintura e si alzò.
Con fare liberatorio fece scivolare tutta l’adrenalina accumulata verso la falange del dito indice e, nel mentre hostess e steward lo invitavano a risedersi, lo puntò verso la cabina di pilotaggio urlando:
“Sappi che questo “dipende “di” te, “dipende “di” teeeee”.
Qualche tempo dopo, il gruppo musicale cercava uno slogan da stampare su cappellini e magliette.
A Massimo Diano (così come ora a me) venne in mente l’urlo di zio Cosimo e da allora in poi il “dipende “di” te” divenne un inno alla vita.
In ogni piega del vivere umano tutto ciò che scaturisce o che deve scaturire dalla volontà e dal buon senso, “dipende “di” te.
E se ci mettiamo ad analizzare anche lo stato psicologico del ladro di pollo è logico ed inevitabile che poi dobbiamo affidargli una carica referenziale!