La ritrattazione del pentito Antonino Lo Giudice e' poco credibile. Lo scrivono
i giudici della Corte d'appello nelle motivazioni della sentenza che lo scorso
ottobre ha condannato sei persone (tra cui lo stesso collaboratore scomparso a
giugno e ritrovato a novembre) e ne ha assolto una. Durante i mesi di latitanza,
Lo Giudice aveva fatto recapitare a Reggio Calabria
due memoriali in cui ritrattava le accuse formulate nei precedenti verbali di
interrogatorio e a sua volta accusava magistrati e forze dell'ordine di averlo
spinto a rendere dichiarazioni persino su persone che non conosceva. "La Corte
-si legge nelle motivazioni- ritiene che la ritrattazione contenuta in detto
memoria non sia assolutamente in grado di scalfire l'attendibilita' delle
dichiarazioni del Lo Giudice, e cio' per molteplici ragioni". Il primo motivo
era l'assenza di motivazioni che avevano spinto il pentito ad allontanarsi dalla
localita' protetta in cui stava scontando una condanna per le intimidazioni ai
magistrati di Reggio Calabria, a seguito della
condanna emessa a Catanzaro. Non si era a conoscenza, cioe', se la circostanza
della sua scomparsa fosse "una scelta volontaria, indotta o forzata". In secondo
luogo, "nel memoriale non viene per nulla spiegato per quali ragioni gli
inquirenti avrebbero dovuto indurre il collaboratore ad accusare persone
innocenti e, specificamente, quelle persone che costui aveva ripetutamente
chiamato in causa". Secondo i giudici, inoltre, "anche il suo esasperato
sentimento di vendetta nei confronti di familiari e amici appare francamente
motivato in modo piuttosto generico (l'essere stato abbandonato durante la
carcerazione o l'essere considerato la causa delle disgrazie della famiglia) e,
comunque, collidente con il ruolo di vertice della cosca che gli e' stato
attribuito dagli altri pentiti". I giudici sottolineano inoltre che le accuse ai
magistrati e alle forze dell'ordine non hanno mai trovato alcun riscontro, ne'
esistono dubbi sulla loro correttezza. (fonte adnk)
i giudici della Corte d'appello nelle motivazioni della sentenza che lo scorso
ottobre ha condannato sei persone (tra cui lo stesso collaboratore scomparso a
giugno e ritrovato a novembre) e ne ha assolto una. Durante i mesi di latitanza,
Lo Giudice aveva fatto recapitare a Reggio Calabria
due memoriali in cui ritrattava le accuse formulate nei precedenti verbali di
interrogatorio e a sua volta accusava magistrati e forze dell'ordine di averlo
spinto a rendere dichiarazioni persino su persone che non conosceva. "La Corte
-si legge nelle motivazioni- ritiene che la ritrattazione contenuta in detto
memoria non sia assolutamente in grado di scalfire l'attendibilita' delle
dichiarazioni del Lo Giudice, e cio' per molteplici ragioni". Il primo motivo
era l'assenza di motivazioni che avevano spinto il pentito ad allontanarsi dalla
localita' protetta in cui stava scontando una condanna per le intimidazioni ai
magistrati di Reggio Calabria, a seguito della
condanna emessa a Catanzaro. Non si era a conoscenza, cioe', se la circostanza
della sua scomparsa fosse "una scelta volontaria, indotta o forzata". In secondo
luogo, "nel memoriale non viene per nulla spiegato per quali ragioni gli
inquirenti avrebbero dovuto indurre il collaboratore ad accusare persone
innocenti e, specificamente, quelle persone che costui aveva ripetutamente
chiamato in causa". Secondo i giudici, inoltre, "anche il suo esasperato
sentimento di vendetta nei confronti di familiari e amici appare francamente
motivato in modo piuttosto generico (l'essere stato abbandonato durante la
carcerazione o l'essere considerato la causa delle disgrazie della famiglia) e,
comunque, collidente con il ruolo di vertice della cosca che gli e' stato
attribuito dagli altri pentiti". I giudici sottolineano inoltre che le accuse ai
magistrati e alle forze dell'ordine non hanno mai trovato alcun riscontro, ne'
esistono dubbi sulla loro correttezza. (fonte adnk)