rICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
LETTERA APERTA AI SIG.RI: SEBI ROMEO SEGRETARIO PROV.LE PD - MARCO MINNITI SENATORE E SOTTOSEGRETARIO - DEMETRIO BATTAGLIA DEPUTATO PD - ROSI BINDI DEPUTATO PD - DEMETRIO NACCARI CARLIZZI CONSIGLIERE REGIONALE PD - ANTONINO DE GAETANO CONSIGLIERE REGIONALE PD - GIUSEPPE MORABITO CONSIGLIERE PROVINCIALE PD - DOMENICO BATTAGLIA CONSIGLIERE PROVINCIALE PD - MASSIMO CANALE GIA’ CANDIDATO SINDACO CSX - e agli ex consiglieri comunali: GIUSEPPE FALCOMATA’ - DEMETRIO DELFINO - NINO LIOTTA - GIUSEPPE MARINO - NICOLA IRTO “
Cari amici e/o compagni,
so di poter risultare presuntuoso nel prendere quest’iniziativa.
In fondo, non ho incarichi e/o ruoli di alcun genere e potreste non leggermi affatto o leggermi con fastidio.
Ma voglio correre questo rischio, perché vivo in questa città e in questa città vive mia figlia, i miei nipoti, la maggior parte della mia famiglia e dei miei amici.
La spinta definitiva a scrivere me l’ha data un messaggio di un lavoratore della multiservizi, ex lsu-lpu del Comune, che ieri, nel mezzo della ennesima manifestazione di disperati in piazza Italia, mi chiedeva dove fossero il centrosinistra e i suoi rappresentanti mentre l’artefice massimo dello sfascio della città si incontrava con i lavoratori e dopo, a quanto si legge sugli organi di stampa, si recava in Prefettura per parlare del loro futuro dopo averne devastato il presente.
Ebbene, quella legittima e sacrosanta domanda me la sono fatta anch’io più volte, e come me credo tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Reggio e della parte di cittadinanza costretta a vivere una condizione di sofferenza e di disagio provocata da soggetti della cui identità siamo più che certi.
Ovviamente, mi rendo conto che rivolgendomi a tutti voi, indistintamente, compio una semplificazione e una generalizzazione che io stesso trovo ingiusta, in quanto tra di voi ci sono dei veri e propri fantasmi che si materializzano solo sulle poltrone cui sono stati destinati, altri che hanno fatto poco pur impegnandosi a sufficienza, altri ancora ai quali, per il passato, si può rimproverare poco o nulla.
Ma la mia è una semplificazione in questo momento necessaria e irrinunciabile, e il motivo è presto detto.
Qui ed oggi, si sta palesando il tentativo, destinato a concludersi con successo se le cose non cambieranno immediatamente, di rilegittimazione di una banda di malfattori che ha ridotto Reggio ad un cumulo di macerie materiali e morali. Quando questo tentativo sarà andato in porto nella sua interezza, la banca si ritroverà ad essere amministrata ancora una volta, come se nulla fosse, da quello stesso manipolo di banditi che l’hanno svaligiata, magari travisati, o meglio nascosti dietro altri manigoldi dalla faccia presentabile ma votati alla stessa causa.
A questa triste e drammatica rappresentazione, cari amici e/o compagni, voi state assistendo come se vi trovaste non in scena, dove in effetti vi trovate per varie ragioni, ma come se foste comodamente seduti su un palchetto laterale; ogni tanto c’è un sussulto, una risata, un singhiozzo, ma il risultato non supera quello di un brusio di fondo incapace di mutare il dipanarsi della rappresentazione.
Don Rodrigo e i suoi bravi continuano imperterriti e indisturbati a fare il bello e il cattivo tempo.
Ora mi chiedo: vi rendete conto di quanto succede? A questo quesito non posso che dare una risposta affermativa, reputando assolutamente irrealistico il fatto che voi non comprendiate la gravità della situazione attuale e, ancor di più, dei suoi plausibili sviluppi futuri.
E allora, cari amici e/o compagni, da cittadino, da abitante di Reggio sommerso dalle cartelle di pagamenti; dall’ingiustizia; dall’immondizia; dalla sporcizia; dal degrado morale; dal malessere che inevitabilmente assale chiunque sia dotato di media sensibilità nel vedere i tanti, troppi reggini divorati da una vita senza futuro e senza prospettive; da tutte queste cose tutte insieme che ci rendono tristi e cupi vi chiedo. Anzi. Vi imploro: lasciate le vostre poltrone, le vostre stanze, i vostri capannelli, i vostri angoli e le vostre passeggiate a braccetto.
Lasciate le vostre strategie e le vostre tattiche; il vostro menefreghismo, in alcuni casi, se ne siete capaci.
Liberatevi da questa zavorra e scendete nelle piazze nelle strade nei vicoli, entrate nelle case, e parlate alle persone in carne ed ossa, rincuoratele, sostenetele, aiutatatele.
Non era forse questa la ragione stessa di vita della sinistra, della grande scuola politica e sociale dalla quale siete e siamo nati, la fonte alla quale vi siete e ci siamo abbeverati?
Questo è scritto nei libri di storia, mentre da nessuna parte sta scritto che ci si debba accontentare di perdere col minor danno possibile, come qualche attento osservatore della politica ha scritto poco tempo addietro.
Forse non ci siete più abituati. Forse pensate che sia inutile, tanto la strada è già tracciata.
Se non ci siete più abituati, allora fate uno sforzo e liberatevi da Morfeo.
Fate come coloro che dopo un infortunio fanno rieducazione, e prima lentamente, e via via sempre più rapidamente tornano a camminare, zoppicando per i primi giorni o mesi, e magari correndo dopo, per il semplice fatto che, desiderandolo, hanno scovato nella loro mente qualcosa che era solo temporaneamente offuscata, ma che c’era ed è tornata alla luce.
Se invece pensate che sia inutile, allora concentratevi sul giorno dopo le elezioni, quando ci saranno, inevitabilmente, vincitori e sconfitti.
Potreste essere tra i primi, per la semplice ragione che i pronostici, da che mondo è mondo, non sempre ci azzeccano.
E potreste essere tra i secondi, ma in questo caso, davanti al vostro specchio, avrete la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Di averci provato, tra l’altro ritrovando la vostra anima.
Non sarà poco, e probabilmente sarà tanto per guarire definitivamente dallo sconfittismo che ci avvelena ormai da troppo tempo, e per guardare al domani con un minimo di speranza.
Reggio Calabria, 13.2.2014
Nino Mallamaci