(Riceviamo e pubblichiamo) - Questa domenica mattina, contrariamente a quanto fatto a dicembre per l’elezione del segretario nazionale, non ho partecipato alle primarie del PD per l’elezione del segretario regionale.
Ho deciso invece, dopo una pausa di alcuni anni, di richiedere la tessera 2014 del Partito Democratico.
Ci pensavo da tempo; e credo che sia giusto farlo subito, in coerenza con due valutazioni alle quali sono pervenuto da tempo:
- non credo che la vita democratica di un partito si possa svolgere quasi esclusivamente a colpi di primarie. Anzi penso che spesso le primarie abbiano occultato accordi sanciti a monte e puntualmente ratificati dal voto. Le primarie dei partiti, quale che sia l’argomento, fin quando non vi sarà una regolamentazione giuridica vincolante per tutti, non risolvono i problemi della selezione di un gruppo dirigente o di scelta delle candidature;
- credo invece molto, continuo a crederci, in una visione del partito politico come comunità di donne e d uomini che si confrontano, discutono, magari litigano; ma in sedi comuni e con un processo decisionale che richiede presenza, partecipazione, trasparenza continue.
Credo nel valore dei programmi plasmati dai valori identitari e dai bisogni della gente. E questo non è possibile ottenerlo in un partito che discute poco e, quando la fa, avviene sulla base di scadenze elettorali.
In questi anni mi è stato difficile scindere la mia collocazione dalle vicende della sinistra e del Partito Democratico. Il mio passato lo ha impedito.
E’ il momento di prenderne atto e di contribuire, in un confronto con gli altri, a battersi per le proprie opinioni nel solco di un coerente riformismo democratico e di una storia che rivive nelle esperienze della sinistra europea.