"Ho dato mandato per querelare il signor Umberto De Rose per diffamazione per
quanto da lui dichiarato a La Repubblica". E' quanto afferma, in una nota,
Luciano Regolo, direttore de l'Ora della Calabria.
"Io non ho partecipato - prosegue Regolo - ne' a 'complotti' ne' ordito 'orge
mediatiche'. Le sue parole oltre che grottesche sono gravemente lesive del mio
onore e della mia dignita' personale e professionale. De Rose, d'altra parte,
nella telefonata da me registrata (esclusivamente per tutelare la liberta' mia e
della redazione, viste le pressioni che stava esercitando sull'editore) mi
offende pesantemente: 'stu cazzu e Regulu', 'che gliene frega di pubblicare sta
notizia ppe' nu pruritu e culu?', 'ci hai dira a lu direttori che chi fa male a
te fa male pure a lui e a lu giornale e che gliene viene a lui, nculo a chi gli
e' vivo?'. Cito solo alcune delle frasi intollerabili che adopera nel parlare
del sottoscritto. Senza contare che suggerisce all'editore persino la linea
editoriale da seguire nei giorni a venire". "Il signor De Rose dimentica forse -
aggiunge Regolo - di aver spedito all'editore alle 20.57 della notte della
mancata messa in stampa dell'Ora della Calabria il
seguente sms: 'Alfredo ti hanno chiamato ma non hai risposto, fammi sapere'.
Messaggio che combacia perfettamente con quello spedito dal figlio del senatore,
Andrea Gentile, protagonista della notizia che si intendeva censurare, il quale
alle 21.18 scrive sempre all'editore: 'Alfredo ho provato a chiamarti ma non
sono riuscito a sentirti... ho avuto modo di parlare con Umberto e volevo
ringraziarti sinceramente per quanto farai'. Di tutto cio', io ho appreso solo
quando avevo dato il visto si stampi con la notizia dell'indagine aperta sul
figlio del senatore Gentile. Io non ordisco trappole, non mi presto a piani
distruttivi verso chicchessia, rispetto la dignita' e la professionalita'
altrui, ho registrato quella telefonata per mia iniziativa trovandomi accanto
all'editore, nella sua auto, perche' messo al corrente delle pressioni che lui
da ore stava subendo per convincermi a togliere quella notizia". "E non mi pento
di averlo fatto - conclude Regolo - perche' oggi risulta documentato uno
scenario triste e oscuro, che opprime tutta la nostra regione e non certamente
per un fatto di dialetto, come sostiene, De Rose offendendo anche l'umana
intelligenza".
quanto da lui dichiarato a La Repubblica". E' quanto afferma, in una nota,
Luciano Regolo, direttore de l'Ora della Calabria.
"Io non ho partecipato - prosegue Regolo - ne' a 'complotti' ne' ordito 'orge
mediatiche'. Le sue parole oltre che grottesche sono gravemente lesive del mio
onore e della mia dignita' personale e professionale. De Rose, d'altra parte,
nella telefonata da me registrata (esclusivamente per tutelare la liberta' mia e
della redazione, viste le pressioni che stava esercitando sull'editore) mi
offende pesantemente: 'stu cazzu e Regulu', 'che gliene frega di pubblicare sta
notizia ppe' nu pruritu e culu?', 'ci hai dira a lu direttori che chi fa male a
te fa male pure a lui e a lu giornale e che gliene viene a lui, nculo a chi gli
e' vivo?'. Cito solo alcune delle frasi intollerabili che adopera nel parlare
del sottoscritto. Senza contare che suggerisce all'editore persino la linea
editoriale da seguire nei giorni a venire". "Il signor De Rose dimentica forse -
aggiunge Regolo - di aver spedito all'editore alle 20.57 della notte della
mancata messa in stampa dell'Ora della Calabria il
seguente sms: 'Alfredo ti hanno chiamato ma non hai risposto, fammi sapere'.
Messaggio che combacia perfettamente con quello spedito dal figlio del senatore,
Andrea Gentile, protagonista della notizia che si intendeva censurare, il quale
alle 21.18 scrive sempre all'editore: 'Alfredo ho provato a chiamarti ma non
sono riuscito a sentirti... ho avuto modo di parlare con Umberto e volevo
ringraziarti sinceramente per quanto farai'. Di tutto cio', io ho appreso solo
quando avevo dato il visto si stampi con la notizia dell'indagine aperta sul
figlio del senatore Gentile. Io non ordisco trappole, non mi presto a piani
distruttivi verso chicchessia, rispetto la dignita' e la professionalita'
altrui, ho registrato quella telefonata per mia iniziativa trovandomi accanto
all'editore, nella sua auto, perche' messo al corrente delle pressioni che lui
da ore stava subendo per convincermi a togliere quella notizia". "E non mi pento
di averlo fatto - conclude Regolo - perche' oggi risulta documentato uno
scenario triste e oscuro, che opprime tutta la nostra regione e non certamente
per un fatto di dialetto, come sostiene, De Rose offendendo anche l'umana
intelligenza".