NDR. TORINO, sentenza minotauro tra ndr del reggino e torinese. 13 anni a Bruno Iaria

NDR. TORINO, sentenza minotauro tra ndr del reggino e torinese. 13 anni a Bruno Iaria
"Per la prima volta, è stato possibile individuare non solo una compagine che replica in territorio piemontese gli elementi costitutivi e le finalità delle organizzazioni mafiose calabresi, ma un sodalizio, che, pur operando
autonomamente nel Torinese, è formato da un elevato numeroso di componenti, che rivendicano orgogliosamente l'appartenenza alla 'ndrangheta, l'osservanza dei riti e delle regole di quell'organizzazione e l'ossequio verso l'organismo supremo della 'ndrangheta reggina: il crimine denominato anche provincia".
 
Così i giudici Rosalia Rinaldi, Isabella Diani e Angelo Barbieri, nelle oltre mille e trenta pagine della sentenza d'appello del processo Minotauro, che sancisce la condanna di 46 imputati (altri 13 sono stati assolti). Si tratta del filone del processo che si è svolto in abbreviato.
 
La pena più alta, 13 anni, è stata inflitta a Bruno Iaria, considerato il boss della locale di Cuorgné. "Il sodalizio descritto in imputazione - premettono i giudici riferendosi al territorio di Torino e cintura - è emanazione
dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta, esistente nella provincia di Reggio Calabria". "Il legame inestricabile - proseguono - fra i locali di 'ndrangheta esistenti nel Torinese, le analoghe strutture radicate nella provincia di Reggio Calabria e il crimine là esistente, è già intuibile leggendo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Varacalli Rocco e risulta indiscutibilmente da molteplici conversazioni intercettate nel presente procedimento e nel parallelo procedimento della procura della Repubblica di Reggio Calabria