VESCOVI CALABRESI. Fuggire dall'omertà, colpire i pedofili

VESCOVI CALABRESI. Fuggire dall'omertà, colpire i pedofili
"E' inderogabile il cammino educativo che coinvolga i ragazzi fin dai primi anni
della loro vita, incentrato sulla frontiera della legalita', indispensabile per
una crescita autenticamente umana, oltre che civile e sociale della nostra terra
e della vera liberta'". E' uno stralcio della nota congiunta emessa dai vescovi
calabresi a conclusione della sessione primaverile, svoltasi nel seminario
regionale di Catanzaro. I pastori delle dodici diocesi calabrese continuano,
dunque, a levare la loro voce contro la criminalita' per il rispetto della
legalita' come gia' avvenuto in diverse occasioni nel recente passato. In questa
ennesima nota congiunta, la conferenza episcopale calabra ricorda a tutti i
calabresi un duplice ineludibile dovere: "quello del coraggio della denuncia e
quello della fuga da ogni omerta'". Ai calabresi di fede cristiana, i presuli
indicano un terzo decisivo dovere, ovvero "quello dell'insistenza nella
preghiera al Dio della vita, perche' trasformi i cuori di pietra in cuori di
carne". La presa di posizione dei vescovi arriva in un momento in cui la
politica calabrese vive l'ennesima stagione degli scandali: e' di qualche giorno
fa la condanna a sei anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici
uffici del governatore Giuseppe Scopelliti, accusato di abuso e falso nella sua
qualita' di ex sindaco di Reggio Calabria nel
processo "Fallara". Sempre di recente e' scoppiato lo scandalo delle presunte
cene elettorali non pagate del presidente del consiglio regionale Franco
Talarico. Un lungo elenco di banchetti svoltisi in un locale molto noto di
Lamezia, con migliaia di commensali e del costo complessivo di circa 120 mila
euro, un debito mai saldato secondo quanto dichiarato dal proprietario del
locale. La vicenda ha destato l'attenzione anche dai media nazionali ed e'
diventata anche materia per uno dei servizi satirici delle Iene. Sono solo i due
casi piu' eclatanti che vedono i rappresentanti delle istituzioni calabresi
nell'occhio del ciclone, tutti travolti da un sistema politico malato nel
profondo, fatto di clientelismo e corruzione. Naturalmente nella nota dei
vescovi non viene menzionata alcun esponente politico locale e non viene messo
in risalto nessun caso specifico. I vescovi avvertono comunque il bisogno di
richiamare il valore di una politica che prenda davvero a cuore, ed
esclusivamente, la lotta per il 'bene comune'. "Chi entra in politica, o scende
nell'agone politico - scrivono i presuli - deve avere la consapevolezza che si
pone sulla frontiera dell'atto di carita' piu' grande". Per i pastori delle
diocesi calabrese "la politica e' una scelta di distacco del politico cristiano,
da ogni interesse personale, o dei propri amici, o dei contesti esclusivi delle
proprie conoscenze: nella ricerca, sempre e incondizionatamente, del bene comune
di tutti. Solo uno stile nuovo, cosi' impostato, che aiuti la politica a
prendere decisioni che tocchino in concreto la vita della gente, ne aiutino lo
sviluppo, ne tutelino i diritti, ne facilitino la crescita attraverso l'impegno
e la competenza di laici cristiani - affermano i vescovi - in coerente e feconda
collaborazione con gli altri, aprira' una stagione nuova nella storia della
Calabria". Una nuova stagione che deve condurre i
cittadini ad avere finalmente fiducia nella politica; a non avvertire la
presenza dello Stato come un "peso" intollerabile; e ad esercitare la
responsabilita' del proprio voto in una maniera finalmente libera e verace. I
vescovi della Calabria sono convinti che "una
politica, cosi' immaginata e realizzata, sara' l'arma piu' efficace nella
distruzione, sia della mentalita' mafiosa, sia del concreto, intollerabile,
quotidiano predominio della malavita organizzata". Sempre nella stessa nota i
presuli si pronunciano anche sul problema della pedofilia. I vescovi richiamano
le parole del Vangelo: "Chi scandalizzera' uno di questi piccoli, meglio per lui
che gli fosse messa una macina al collo e fosse gettato nel mare" (Mt.18,6). La
conferenza episcopale calabra punta "al dovere dell'accertamento della verita',
per evitare che la calunnia schiacci la vita di chiunque". I presuli guardano
con attenzione alle necessita' e al cammino di recupero delle persone vittime di
abusi. Sono invece solleciti ed inflessibili nel prendere, nei confronti dei
colpevoli, "le decisioni necessarie, anche estreme ed amare". Assicurata la
collaborazione " nella piu' doverosa trasparenza, con le istituzioni dello
Stato, ogni volta che sia necessario, nel contesto, ovviamente, del proprio
ministero pastorale". (fonte Dires)