Il 18 gennaio 1994 la 'Ndrangheta uccise due carabinieri, Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, 31 e 36 anni, entrambi sposati, con figli. I due, entrambi appuntati, originari rispettivamente di Scicli in provincia di Ragusa e di Taurianova, nel Reggino, erano in servizio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi. Furono crivellati a colpi di mitraglietta calibro nove e kalashnikov.
"Dopo il fallimento del primo agguato Giuseppe Calabrò era rimasto malissimo - racconta il pentito Villani - Il secondo agguato venne così preparato nei minimi particolari, Calabrò mi disse che si stava organizzando per colpirli fuori da Reggio Calabria. Questo succede pochi giorni dopo il mancato attentato. Calabrò mi disse che aveva trovato un posto e che non si poteva sbagliare, alla piazzola panoramica dell'autostrada del sole tra Bagnara e Scilla. In questa piazzola facevano le ricognizioni i poliziotti e i Carabinieri. Lui mi disse andiamo lì e aspettiamo i Carabinieri. "Dopo l'agguato Esultammo mentre le televisioni parlavano dell'attentato", racconta il collaboratore di giustizia.
In particolare Villani è stato chiamato a testimoniare per chiarire i contorni di 3 attentati nei confronti dei Carabinieri ai quali lui stesso ha partecipato tra il mese di dicembre del '93 e il febbraio del '94, appena diciottenne. I magistrati lo hanno chiamato soprattutto "per riferire quanto a sua conoscenza sulla connessione di tali delitti contro i Carabinieri in Calabria con la strategia stragista di Cosa Nostra e con la causale degli omicidi e delle stragi compiuti nel '92 in Sicilia e nel '93 a Roma, Firenze e Milano". Il pm Di Matteo ha ribadito la "pertinenza" della testimonianza ritenuta "strettamente collegata alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza". Secondo Spatuzza c'erano anche i calabresi a spingere per una trattativa Stato-mafia. La deposizione del collaboratore di giustizia prosegue con le domande del pm. (fonte, adnk)