Ad aggravare ulteriormente la situazione meridionale c'è purtroppo una visione miope e limitata da parte delle classi dirigenti locali, preoccupate principalmente degli aspetti localistici e clientelari piuttosto che di politiche di ampio respiro e di sviluppo reale. A tal proposito, basti pensare che invece di impiegare fondi europei per la realizzazione di fondamentali infrastrutture (strade, linee ferroviarie) o di laboratori di ricerca e occasioni di lavoro per i giovani si preferisce puntare su iniziative di campanile, quali ad esempio la sagra del castrato di Longobucco, la festa dell'uva di Catanzaro, il festival del peperoncino in Calabria.
Questi i temi al centro della tavola rotonda dal titolo "Sud, locomotiva d'Europa" in corso presso la sede del Comune di Sorrento e promosso dalla Fondazione Agnes nell'ambito dell'ottava edizione del Premio internazionale di giornalismo intitolato a Biagio Agnes. Al dibattito, moderato da Bruno Vespa, partecipano il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, il direttore della Reggia di Caserta, Mario Felicori, l'assessore alle Infrastrutture e all'Ambiente della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer e l 'editorialista de La Stampa, Marcello Sorgi.
"I fondi europei - ha detto il governatore Emiliano - vengono spesi col sistema del cofinanziamento. Per le regioni del Sud che hanno meno soldi e che sono vincolate al patto di stabilità diventa quasi impossibile cofinanziare. Le Regioni del Mezzogiorno sono sparpagliate: quando si tratta di andare in Europa a scrivere le regole e a fare fronte comune, si perdono. Spesso alcune regioni si sfilano, dopo che qualche presidente riceve una telefonata da Roma in cui gli viene promesso qualcosa in cambio di una rottura del fronte. Quando drizzi la schiena, alzi la voce e chiedi dignità devi essere serio, competente e autorevole. Il Sud ha le sue colpe, ma ha anche un'energia straordinaria, forse dovuta dalle difficoltà, dalla disperazione. Senza la ripartenza del Sud non riparte l'Italia. Per questo noi meridionale dobbiamo essere locomotiva. Il cuore della battaglia per il rilancio del Sud è Napoli. Se non ripartono Napoli e la Campania, non riparte il Sud".
"La Reggia di Caserta - ha spiegato il direttore Mauro Felicori - così come qualunque altro museo o bene culturale, deve essere interpretata come un'azienda che non deve produrre solo fatturato ma "vendere" soprattutto cultura, promuovendo un vero e proprio 'brand Reggia'. Nel nostro caso si è già registrata un'inversione di tendenza. Infatti dal 1 gennaio ad oggi, c'è stato un incremento del 30% del numero dei visitatori e del 50 per cento per quel che concerne gli incassi. Ma il vero dato che sorprende, ed è stato pubblicato proprio ieri, è quello che riguarda l'incidenza che il settore dei beni culturali ha nel determinare il valore aggiunto della cultura e del turismo, appena il 3,5% sul totale. La maggior parte di questo risultato viene ottenuto fra l'altro nel Centro Nord. Da Roma in giù, non esistono realtà che contribuiscono a determinare in modo significativo tale valore".