In Italia nel 2015 secondo i dati Istat, 6 milioni e 778mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. La matrice della violenza contro le donne, secondo gli esperti, puo' essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. Di bollettino di guerra e di vera emergenza ha parlato Simonetta Matone, che ha aggiunto: "A scatenare la furia omicida e' la fine del rapporto, l’incapacità dell'uomo di accettare che la donna lo lasci e che l'amore finisca. Dispiace dirlo ma ogni volta assistiamo a cronache di morti annunciate perché' la rete sociale non funziona mai. Possibile che le vittime non hanno le famiglie a sostenerle e ad evitare il peggio? E' un bene che se ne parli, perché' più si dibatte di questo tema e più aumenta la coscienza collettiva della gravità del fenomeno". Più diretta la criminologa Roberta Bruzzone: "L'uomo che commette femminicidio intende distruggere simbolicamente chi ha osato sottrarsi al suo controllo".
Per Massimo Lugli "ancora oggi il più delle volte le donne non denunciano o non si ribellano in quanto temono di non avere la possibilità di costruirsi un futuro, al di là del contesto familiare dove avvengono le violenze". Infine, Borrometi ha sottolineato la necessità "di non lasciare sole le donne vittime di violenza, e di istituire un fondo a loro dedicato". Il dibattito sul femminicidio ha aperto di fatto la tre giorni sorrentina del Premio, che avrà il suo momento più importante questa sera alle ore 21 con la cerimonia di premiazione nella splendida cornice di Marina Grande.