Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della CALABRIA, Nicola Irto. "In questo senso, innanzitutto e' doveroso - prosegue Irto - che la Regione si costituisca parte civile nel processo contro il 'branco', come e' stato opportunamente sollecitato da piu' parti e come peraltro da anni deliberato all'unanimita' dal Consiglio regionale. La rappresentanza legale dell'ente compete al presidente della Giunta, che ha gia' manifestato sensibilita' istituzionale su questo tema; tuttavia, nella seduta del Consiglio regionale del prossimo 14 settembre ritengo indispensabile approvare un ulteriore documento formale dell'aula, che rafforzi la spinta politica e istituzionale di questa azione, mediante una posizione che auspico venga assunta all'unanimita', per la delicatezza di questo tema.
La politica calabrese, dinanzi alla gravita' di quanto e' accaduto, non puo' non rendersi conto che ormai e' stato passato ampiamente ogni limite accettabile nella nostra societa'. Occorrono percio' atti concreti, almeno in due direzioni".
"Innanzitutto - sostiene il presidente Irto - dobbiamo potenziare e fornire di adeguata dotazione finanziaria gli strumenti attualmente previsti nel nostro ordinamento regionale, per aiutare le donne che sono vittime di violenza e che hanno bisogno di prima assistenza, di cure mediche e sostegno psicologico, di supporto logistico, di opportunita' di lavoro e di effettiva emancipazione. Ad esempio, dobbiamo fare il massimo - purtroppo non sara' facile ma dobbiamo riuscirci - per reperire maggiori risorse nel bilancio dell'ente per i centri antiviolenza.
In secondo luogo dobbiamo avviare una vasta campagna culturale e di informazione contro la violenza di genere. Non possiamo occuparci di questi gravissimi problemi sociali solo quando ce lo ricorda la cronaca nera. Questa e' la terra di Annamaria Scarfo', di Fabiana Luzzi, di Maria Concetta Cacciola, di Lea Garofalo e di tutte le altre vittime meno conosciute degli abomini quotidiani che, in casa e fuori dalle mura domestiche, offendono la dignita', violano l'integrita' o arrivano a privare della vita le donne. Tutte vittime di violenza, di soprusi, di prevaricazioni, di subcultura maschilista, particolarmente radicata in una terra contaminata dai disvalori della 'ndrangheta. Dobbiamo opporci, dobbiamo ribellarci, ma dobbiamo farlo davvero e non solo con i comunicati stampa. E allora diamoci da fare, concretamente". Secondo Irto, "la costituzione di parte civile nei processi e' il punto di partenza, il presupposto di ogni ragionamento. Ma dobbiamo anche andare oltre. Dobbiamo arrivare alla costituzione di un Osservatorio permanente sulle donne che chiedono aiuto. Anche su questo ci metteremo al lavoro da subito. Dimostriamo alle cittadine, ai cittadini e a noi stessi di essere degni delle cariche che ricopriamo e a cui siamo stati chiamati. Poche parole e rimboccarsi le maniche. E' una partita troppo delicata e va giocata con serieta'".