"Parlare di omertà - ha aggiunto l'arcivescovo - e' solo una lettura parziale dell'episodio e forse e' anche troppo comodo. Ridurre tutta la vicenda solo ad un fatto di 'Ndrangheta e di gente che non parla perché' ha paura mi sembra troppo riduttivo. In questo paese è esplosa una realtà che vive nel sottobosco: cioè il modo con cui questi ragazzi vengono educati alla sessualità che viene vista come gioco e divertimento".
"Per aiutare la ragazza - ha proseguito l'arcivescovo - bisognerebbe chiudere luci e microfoni perché' non sono le indagini giornalistiche ripetute che educheranno la realtà. Bisogna affrontare il problema dal punto di vista educativo, questo impegno deve coinvolgere tutti: Chiesa, istituzioni e la società civile".
Ai componenti del branco che hanno compiuto le violenze, ha concluso mons. Morosini, "ho mandato a dire attraverso il cappellano delle carceri che devono ripensare non solo a ciò che hanno fatto ma globalmente alle loro vite perché' non so fino a che punto hanno percepito il male fatto. Anche loro appartengono a questa società che ha una visione 'consuma e divertiti' della sessualità. Avranno il tempo e il modo di ripensare se questo è il modello che domani vorranno proporre ai propri figli".