Questa è l’ultima (?) perla dell’infinita telenovela aeroportuale che ha fin qui mandato in scena commedianti, comparse e figuranti che, a vario titolo, ricorrendo al sistematico, perfido terrorismo psicologico attraverso il subdolo, sbadigliante anatema secondo cui “se fallisce la Sogas, l’aeroporto chiude”, si sono prodotti in ripetute quanto periodiche e dissennate ricapitalizzazioni a favore della stessa ormai da anni tecnicamente fallita. La riprova la si evince dal provvedimento assunto dall’ENAC che, anticipando le ormai tardive conclusioni della pigra attività investigativa (per usare un benevolo eufemismo), ha revocato la concessione della gestione dei servizi aeroportuali governati dalla Sogas, pubblicando ex post il bando di gara per la gestione degli aeroporti di Reggio e Crotone. Al quale, nonostante i divieti codicistici, l’ormai ex società di gestione, con contaminante, entusiastico spirito olimpico intenderebbe comunque partecipare, ancorché destinataria di una istanza di fallimento formalizzata dalla Procura purtroppo soltanto dopo l’avvento del Procuratore Aggiunto Dott. Gerardo Dominijanni.
In questa cornice sguazza e galleggia senza conseguenze chi, anziché staccare responsabilmente la spina, per anni si è testardamente accanito finanziariamente a favore della Sogas che ha “spacciato” nell’anno 2013 un utile di oltre centomila euro, inesorabilmente divenuto dopo appena tre esercizi commerciali in una perdita di ben nove milioni di euro. Detto dato contabile depone o per la fin qui impunita quanto verosimile falsità del bilancio di cui all’ostentato onirico utile dell’anno 2013, oppure accredita l’inimitabile capacità degli amministratori di produrre in appena tre anni ben nove milioni di debiti! Va dato atto quindi al CDA in carica di aver fedelmente quantificato l’imponente debito preesistente ed allo stesso pervenuto sotto forma di hereditas damnosa, anche se non risulterebbe ancora depositato il relativo bilancio presso la Camera di Commercio, comunque acquisito da parte della Procura della Repubblica attraverso la Polizia Giudiziaria delegata.
In questo contesto mal si comprende la ragione per la quale continua con intangibile tenacia la sfrontata questua finanziaria per salvare la Sogas laddove invece – repetita iuvant – sarebbe ancora oggi opportuno, corretto e doveroso portare i libri contabili in Tribunale agevolando l’iter istruttorio fallimentare sia pure tardivamente avviato. Si nutre anche per questo versante la difficile lettura dell’ordine del giorno predisposto in vista dell’assemblea dei soci al cui punto 5 torreggia tenebrosamente la “nomina di un componente del CDA” in sostituzione di quello dimissionario. Adempimento già deliberato nella riunione assembleare del 13/09/2016 (con la prudente astensione del Comune di Reggio, nella precaria assenza della Regione Calabria) dalla sola Provincia il cui Presidente, ormai semiclandestino a bordo ed in proprogatio, riservando la trasmissione del relativo decreto la cui emissione eccede comunque l’ordinaria amministrazione, ha formalizzato la solitaria “vocatio” del neo consigliere arruolato – pleni iuris – nella decotta Sogas. La stessa che con gelida reticenza canonizza l’occultamento debitorio e santifica i millantati crediti richiamando spericolati esempi di mala gestio della res publica sanzionabili quanto meno ex art. 323 c.p. (abuso d’ufficio). Ma, contrariamente a quanto verificatosi a bordo della Concordia, all’insegna di una impareggiabile sacralità del dovere, qui nessuno scappa! Anzi, arrivano new entry, nominati “sine titulo” mentre l’orchestrina, quasi fosse sul Titanic, continua a suonare. Perché, si sa, da queste parti, il fascino capriccioso del “cumandari” è migliore dei più intensi sollazzi della vita!!