REGGIO. Lettera ad Antonio Franco di NINO MALLAMACI

REGGIO. Lettera ad Antonio Franco di NINO MALLAMACI
di NINO MALLAMACI. Caro Antonio, ti scrivo con le lacrime agli occhi, e col tuo viso sorridente davanti al mio. da quanto ci conosciamo? Da quando eravamo ragazzi, e tu eri il nipote di Ciccio Franco ed io il figlio di Benedetto Mallamaci. Quanto rispetto tra loro, nonostante la diversità politiche enormi. E quanto rispetto tra noi, nonostante le stesse diversità politiche; e amicizia pure, e stima reciproca.

L'amicizia si è consolidata nel tempo, in virtù di vicende personali e familiari che l'hanno fortificata nonostante i problemi. Abbiamo condiviso il dolore per la scomparsa di Carlo, tanti anni fa; un ragazzo magnifico, dolce, andato via troppo presto lasciando un vuoto enorme in tutti coloro che lo conoscevano e lo apprezzavano. Non ci voglio credere che ora sia toccato a te! Così, in un attimo, con la notizia che arriva come quelle bombe d'acqua estive portatrici di devastazione e lutti. Questa notizia non reca con sé devastazioni materiali: frane, ponti che cadono, abitazioni che si crepano.

Sono i cuori e le anime di tante persone ad essere distrutti, adesso. I cuori e e le anime di chi ti ha conosciuto, e sa che il tuo essere di parte non ti ha impedito di coltivare rapporti profondi, quel tipo di rapporti che solo le persone per bene sono in grado di suscitare. In questo momento mi vengono in mente gli scontri in Consiglio comunale, io da assessore e tu da strenuo oppositore: preparato, preciso, documentato. Tutte qualità che io apprezzavo, e tanto, e facevano sì che subito dopo le sedute fiume in Consiglio, su fronti opposti, si potesse andare tranquillamente a continuare a parlare e a dibattere, anche in maniera accesa, con un bicchiere di birra in mano in qualche locale vicino, con Italo, con Gigi, con Pino, con tanti altri nostri colleghi, alternando ai discorsi seri gli sfottò, le risate, gli aneddoti più divertenti su questo o quell'altro personaggio di quella stagione ormai consegnata al passato.

Oggi se n'è andato un altro pezzo di quella storia, ma è successo troppo presto, come per Italo. Il quale, ne sono certo, se fosse ancora in questo mondo sarebbe triste e affranto come me e tanti altri. Io non so perché in questi momenti si sia portati a scrivere di chi è mancato. Credo che sia un modo per smaltire la pena e il dolore, di farli defluire piano per scongiurare il troppo pieno del lago artificiale che è il nostro cuore, consentendo così alla diga di reggere l'urto, di stare in qualche modo in piedi e di non crollare facendo danni ancora maggiori. Ti saluto, Antonio, sapendo già che, come è successo e succede con le persone importanti che se ne vanno, ci saranno tanti episodi, magari all'apparenza insignificanti, nei quali diremo a noi stessi e forse anche ai nostri astanti: ti ricordi Antonio Franco? Era di idee diverse, ma era un amico.