"C'e' una indisponibilita', pressoche' generale, a rilevare la lettura di un dato glicemico o ad intervenire nel caso in cui un bambino dovesse stare male. Soccorso che richiederebbe la misurazione glicemica, o in caso di valori bassi, la somministrazione di una bevanda zuccherata. Ma non trattandosi di scuole dell'obbligo il coinvolgimento dei docenti in questo tipo di assistenza - sottolinea Caminiti - e' volontario. Nessun dirigente, infatti, puo' obbligare i docenti ad intervenire. Sta all'insegnante, opportunamente formato, dare la propria disponibilita'". In questo contesto l'avvocato Caminiti richiama l'attenzione su uno specifico protocollo d'intesa in materia, siglato dal ministero della Sanita' e dell'Istruzione e poi recepito anche dalla Regione Calabria.
"E' necessario che le istituzioni si facciano sentire - ribadisce il presidente dell'associazione "Agd prof. Renato Caminiti" - la mamma di questa bimba e' disperata. Si tratta di una giovane infermiera, affetta anche lei da diabete mellito, la quale dovrebbe mettersi in aspettativa dal lavoro o comunque rinunciare al suo stipendio, per far fronte alle esigenze della figlia all'asilo o, addirittura, restando a casa. La vicenda, e come questa anche molte altre, presenta, dunque, risvolti e ricadute estremamente rilevanti sotto il profilo sociale. Oggi le famiglie non arrivano alla terza settimana e appare assurdo che una mamma debba dimettersi dal proprio posto di lavoro per garantire l'assistenza e le cure alla propria bambina. Si discute tanto di iniziative, manifestazioni e campagne di comunicazione ma cio' che serve - conclude Caminiti - sono politiche per la famiglia concrete, credibili e in grado di supportare le mamme che lavorano e hanno figli e le famiglie in difficolta'. Inutile parlare di "fertility day" se poi una mamma e' costretta a smettere di lavorare perche' magari decide di avere un figlio oppure perche' non esistono sul territorio servizi educativi e formativi adeguati".