I due scrittori hanno parlato dei loro ultimi libri: “Acro odore di aglio” (Bompiani, 2015) di Gangemi e “Il Saltozoppo” (Feltrinelli, 2015) di Criaco.
“Acro odore di aglio” è uno dei pochi classici scritti in questi ultimi anni ed è nel contempo un libro di storia. Esso dà – spiega l'autore Gangemi durante l'incontro – il senso profondo di cosa è stata la Calabria tra la metà dell'Ottocento e la metà del Novecento, una storia di vite contratte, fatte di lavoro, di sofferenza e di senso dell'onore. «Una narrazione lunga», la definisce lo scrittore.
Nelle vicende di Cola e della sua famiglia, molti calabresi nati negli anni Cinquanta possono facilmente riconoscersi con grande emozione, ritrovando pezzi della propria storia familiare. E tutti i lettori incontreranno, in questa lettura, la dignità contadina e popolare che affronta la vita con coraggio e che, tuttavia, è spesso attraversata da un tarlo che prova a svuotare coraggio e intraprendenza agitando il dubbio che non è prevista nessuna vittoria.
Un affresco potente che parla della Calabria e dei calabresi con lo stile denso e appassionato a cui Mimmo Gangemi ha abituato i lettori.
Gioacchino Criaco, invece, dopo il grande successo di “Anime Nere”, cui è seguito un film presentato alla Biennale di Venezia nel 2014 e vincitore del David di Donatello come miglior pellicola, spiega che il suo ultimo libro “Il saltozoppo” contiene una narrazione lunga sei secoli. Gli affari sporchi uniscono tradizioni lontane e disvalori comuni. La provincia cinese del Fujian e quella di Reggio Calabria sono accomunate dai traffici di droga e soprattutto dal doppio significato della parola fuchou, vendetta e lealtà.
Criaco ritorna in Aspromonte, nelle valli intorno ad Africo, suo paese d'origine, e ci racconta le cose e le persone di quel mondo. Più propriamente, racconta a se stesso, i suoi luoghi e la sua gente e, rielaborandoli, li mastica e li comprende meglio. «Africo era isolata, il racconto nel libro di Corrado Stajano del 1979 evidenzia questa condizione sociale e culturale – spiega l'autore di “Anime Nere” agli studenti –. Quando Munzi ha girato il film nel paese tanti ragazzi del posto hanno lavorato come attori. Dall'essere all'angolo dell'Aspromonte siamo diventati "fronte" con il nostro progetto».